venerdì 27 dicembre 2013

Insegniamo ai nostri figli a pensare

Fare i conti col pensato e provare a pensare non è cosa facile, soprattutto per noi adulti. Ciò che abbiamo sempre saputo non è che la cristallizzazione di ciò che abbiamo sempre pensato e non sempre equivale al vero o all'unica interpretazione veritiera possibile. È anche vero che ciò che abbiamo sempre saputo non sempre è stato pensato. Siamo tutti d'accordo con il fatto che i bambini non sono messi nella condizione di pensare liberamente e di creare quindi un loro pensato? Durante la loro fase di apprendimento assoluta sono condizionati e limitati a percorrere quell'insieme di pensato che la scuola, la famiglia e la società mettono loro a disposizione. Non fraintendete, sotto alcuni aspetti è necessario che ci sia un pensato precostituito ma non dovrebbe essere solo così. Immaginate cosa potrebbe emergere se i bambini fossero messi nella condizione di poter pensare. I bambini sono soggetti in massima apertura in potenziale apprendimento. E se esistesse una filosofia anche per l'infanzia? E se questi bambini potessero avere, ricevere, chiedere, organizzare un nuovo rapporto con il sapere? Siamo arrivati ad una svolta epocale in cui se dobbiamo investire sui nostri figli, dobbiamo farlo nel modo migliore: offrendo loro la libertà di pensare. O vogliamo pensare che basti convivere con il pensato che abbiamo ricevuto finora, nel corso degli anni? E se ci fosse una realtà che permettesse loro di dire ciò che pensano a priori, a prescindere da ciò che hanno sempre pensato, a prescindere dal testo da cui appellarsi, vi interesserebbe?

martedì 3 dicembre 2013

Manipolatori di informazioni

Sono trascorsi pochi mesi da quel 21 agosto nella periferia di Damasco. In quei giorni tutto parlava di quei bambini, foto e video giravano all’impazzata su network, telegiornali e social. Le persone apprendevano una notizia terribile e rabbrividivano nel vedere quelle file ordinate di bambini distesi a terra, morti di una morte dolorosissima anche se nelle immagini pareva come se stessero dormendo. Sembra quasi che la guerra non ci sia più, che sia finita. A quanto pare chi gestisce l’informazione mondiale ha considerato  inutile informarvi che nonostante “gli” attacchi chimici siano finiti, i bombardamenti a case, quartieri civili, ospedali, scuole e anche moschee continuano imperterriti come continuano le violenze, le torture e gli stupri. Nessun aggiornamento che valga la pena di essere dato quindi, se non quelli che riguardano i barconi nel Mediterraneo, i profughi fermi nelle stazioni ferroviarie che tentano di raggiungere i loro cari nel nord Europa oppure qualche accenno a Ginevra II e la decisione di non parteciparvi da parte dei ribelli che stanno personalmente e forzatamente combattendo per liberare la propria terra. Ma questo, durante le notizie, non lo aggiungono altrimenti avrebbero un altro significato. D’altro canto se vi informassero di tutto quello che sta succedendo, non potrebbe alimentare (a vostra insaputa) il buon livello di razzismo ed egoismo che vive e regna nel nostro paese e non potrebbero dirottare i vostri pensieri a loro piacimento, facendovi credere che quel pensiero è il frutto di un vostra riflessione o di un vostro ragionamento mentale.  Non illudetevi. Ogni vostra scelta è legata alla volontà di altri e da quello che loro vogliono che scegliate. E con Ginevra II ci sono i vari intrallazzi di interessi economici e commerciali tra i mister delle super potenze, sempre pronti a creare teatrini ad hoc per poi presentarveli come oro colato e loro volontà di intervento per creare una linea di aiuti. Ma non vi sentite inutili, presi in giro ed usati? E non vi viene in mente che lo saranno anche i vostri figli? Perché se non vi attivate per cambiare la situazione e il suo modo di operare, anche loro saranno dei burattini alla mercé dei soliti avidi egoisti che manovrano il mondo. Pensateci.

sabato 16 novembre 2013

Un nuovo modo di essere al mondo

Differentemente da ciò che si credeva, gli studi sui neuroni specchio hanno confermato che l’uomo nasce con una predisposizione genetica alla compassione, alla collaborazione, all’empatia ed è il contesto in cui viviamo che permette o meno lo sviluppo a questa predisposizione.
La civiltà umana è la più giovane del pianeta Terra tuttavia consumiamo il 20% della fotosintesi . Questo significa che stiamo divorando il pianeta ed il cambiamento climatico che sta mettendo a rischio la nostra esistenza è la conseguenza all’aver adottato un’economia alimentata dai combustibili fossili.
L’umanità è giunta ad un bivio decisivo. Stiamo rischiando l’estinzione. Se non iniziamo ad invertire il senso di marcia non rimarrà più nulla. Non è disfattismo ma una razionale analisi di quello che è stato e di quello che è oggi. La globalizzazione è una sfida interiore che ci costringe personalmente a vedere i problemi del terzo mondo o delle centrali atomiche russe come nostri perché facciamo tutti parte della stessa specie: la specie umana. E’ inutile. Anni di civiltà bellica e di sfruttamento ci hanno insegnato che la lotta al dominio del mondo non avrà alcun vincitore ultimo. Dobbiamo immaginare un nuovo modo di essere al mondo, una evoluzione da civiltà insostenibile a civiltà sostenibile. Stiamo vivendo un passaggio antropologico importante e sarà, come quelli passati, lungo, difficile e decisivo.
Del resto ad oggi, tutto è diventato insostenibile: gli orari di lavoro, la vita quotidiana, l’inquinamento atmosferico, il carico di informazioni telematiche che assomiglia più ad un bombardamento mentale che ad un piacere di conoscere.
A questo punto, la nostra non è più una scelta ma una pressione. Dobbiamo adottare un nuova visione della vita non solo planetaria ma anche personale, per evitare questo cammino ad una consapevole estinzione.
Ci sarà una terza rivoluzione industriale? La risposta non è facoltativa. E' assolutamente necessario che ci sia e saranno i giovani a darle vita e spazio. Questa rivoluzione vedrà nei suoi pilastri le energie rinnovali, l’idea di trasformare ogni singolo edificio in una piccola centrale elettrica in grado di raccogliere le energie e di immagazzinarle in celle a idrogeno, la distribuzione delle energie in una rete che ricalca il modello di internet.
Non è fantascienza ma l’unica via di fuga per far sì che tutto ciò che ci circonda sia basato sulla relazione, sulla comprensione dei bisogni e sulla condivisione nella vita individuale, in quella sociale, nel lavoro e verso il nostro caro e vecchio pianeta. Un modello di vita non più gerarchizzato ma orizzontale. Ne saremo capaci?

Dall'intevista all'economo americano Jeremy Rifkin

domenica 10 novembre 2013

Il cibo dei principi


Addome esageratamente gonfio, stitichezza o dissenteria, stanchezza eccessiva, perdita di capelli, rifiuto del cibo, vomito. Sono solo alcuni dei sintomi più o meno comuni tra i bambini che possono voler dire moltissime cose, una tra queste è la celiachia.
La celiachia non è un’allergia ma una immunologica predisposizione genetica. E’ un’intolleranza alimentare permanente al glutine che si può manifestare in soggetti geneticamente predisposti. Questo significa che né si guarisce, né  si attenua o allevia. La diagnosi dura per tutta la vita e l’intestino, se non viene trattato correttamente, con l’avanzare dell’età si ammala. Per poterla diagnosticare è necessario un esame del sangue specifico (eseguito durante l’assunzione di una alimentazione a base di glutine altrimenti risulterebbe falsato) ed una biopsia dell’intestino. La predisposizione genetica è abbastanza frequente ma si manifesta solo in una piccola parte dei soggetti a rischio e questo può dipendere anche dai fattori ambientali, da alcuni virus e da infezioni (es. mononucleosi infettiva) che possono fungere da evento in grado di scatenare , attraverso meccanismi complessi e certamente non ancora perfettamente individuati , le manifestazioni cliniche della celiachia. Le conseguenze di una celiachia trascurata o non diagnostica (a volte è asintomatica) sono irreparabili e possono intaccare lo sviluppo puberale, bloccare la statura oppure causare tumori ed altre patologie associate come il diabete. E’ proprio per quanto motivo che la diagnosi viene effettuata in età diverse tra un soggetto e l’altro.
La familiarità genetica per questa “condizione di vita” è di primo grado. Noto purtroppo, visto il mio dovuto interessamento, che c’è parecchia disinformazione sull’argomento.
Il termine permanente è stato più volte protagonista di diversi dubbi ed affermazioni contrarie sul fatto che l’intolleranza passasse con il tempo oppure che potesse assumere una forma più lieve, come se anche la malattia invecchiasse con il soggetto divenendo più debole. Ecco perché ho decido di mettere nero su bianco alcune informazioni che possono essere utili per chi sta “abbracciando” questa nuova realtà di vita in prima persona o di riflesso.
Giorni fa è stata certificata l’intolleranza a mia figlia Ginevra e dato che il mio blog è un diario di situazioni vissute che condivido con voi, ho deciso di scriverne.
Il glutine è una proteina che viene usata anche come agente addensante, collante industriale e lievitante.  Attualmente l’unica cura certificata è l’alimentazione priva di glutine che è un’alimentazione sana e completa.
Il glutine non è usato ovunque perché in altre parti del mondo ci sono abitudini alimentari diverse! La cucina messicana ad esempio, ne è priva e le sue ricette dal punto di vista nutrizionale sono sane e sfiziose.
C’è da sapere che questa proteina è stata introdotta dall’uomo nella coltura del grano migliaia di anni fa. La pannocchia di frumento originaria infatti, aveva qualche chicco e non era di certo somigliante alla pannocchia di oggi che si presenta bella corposa e ricca di chicchi che sono il risultato dell’introduzione di un agente lievitante: il glutine.
L’intestino, una volta scoperta la celiachia e quindi introdotta la dieta senza glutine, può impiegare da uno a sei mesi per ristabilirsi. Il tempo dipende dal grado di intossicazione ed infiammazione dell’intestino stesso.

Ma quali sono gli alimenti da evitare? I CIBI PROIBITI al celiaco sono il grano (frumento), l’orzo, la segale, il farro, il kamut, il seitan, il cuscus, il frik ed il bulgur. L’amido di farina e di malto sono proibiti mentre l’amido di mais è permesso. Il lievito naturale è assolutamente da evitare e lo si può sostituire con quello di birra. Altri alimenti da evitare sono la birra, le proteine vegetali (isolato proteico di glutine), la crusca, la fruina che può essere sostituita dalla maizena, la pasta di cacao e l’estratto di caffè. Il cioccolato non è proibito e nemmeno il caffè in sé. L’importante è leggere molto attentamente gli ingredienti presenti nell’etichetta del prodotto che si sta acquistando. Se prendiamo come esempio l’orzo, lo possiamo suddividere in orzo perlato, solubile, orzo dei minestroni (già pronti) e il caffè d’orzo tutti assolutamente da evitare. Per i più piccolini è vietato il semolino e il multicereali per le pappette.

Gli ALIMENTI PERMESSI invece sono il mais (granoturco), il riso, il miglio, il grano saraceno, la farina di soia, la farina di ceci, la farina di castagne, la quinoa, l’amaranto, la fecola di patate, la tapioca, la manioca, la maizena, il teff, il sorgo, la farina di sesamo e il sesamo. Tutto ciò che riguarda carne, frutta e verdura è permessa.

Tuttavia c’è un problema legato alla CONTAMINAZIONE che deve essere in assoluto tenuto in considerazione in quanto anche la contaminazione determina l’assunzione di glutine anche se in minor quantità e perciò concorre ad intossicare l’intestino. Ma facciamo alcuni esempi.
Abbiamo detto che la carne è permessa ma per carne intendiamo quella fresca che si trova sul banco della macelleria e non quella confezionata molto spesso trattata perciò controllate le etichette e leggete attentamente gli ingredienti. Anche in quella fresca però può esserci sia la presenza del glutine che la contaminazione. Basta che affianco ci sia un polpettone od una cotoletta impanata ed il gioco è presto fatto. Il consiglio che posso darvi, se avete un macellaio di fiducia, è di parlargli e di spiegare la situazione. L’attenzione è d’obbligo. Se a vostro figlio piace l’impanatura sostituitela con la farina di mais.
Per quanto riguarda gli insaccati vanno bene il crudo, lo speck e la bresaola ma il cotto e la mortadella, ad esempio, sono lavorati con gli addensanti e quindi non possono essere assunti. Anche in questo caso controllate bene gli ingredienti riportati. Ci sono alcuni prodotti come quelli del marchio Ferrarini che sono ritenuti “a minor rischio” di contaminazione in quanto l’azienda e la sua parte di produzione è stata controllata e certificata dal ministero e dall’Aic (Associazione italiana celiachia). Sempre per quanto concerne la contaminazione verificate sia che il macellaio indossi dei guanti sia che l’affettatrice venga pulita prima che sia utilizzata per voi. Nel caso non sia possibile per mancanza di tempo o per la presenza di clienti accordatevi che, alla mattina con l’affettatrice pulita, vi prepari quello che vi serve. C’è chi per ovviare al problema si è acquistato direttamente affettatrice ed insaccato.
Abbiamo precedentemente detto che il caffè è permesso mentre quello d’orzo no. A questo proposito il rischio di contaminazione al bar è molto diffuso. Se volete bere il caffè chiedete se il caffè d’orzo ha un erogatore dedicato. In caso contrario o vi fate pulire l’erogatore (o cambiate bevanda) oppure acquistate una macchinetta da caffè e ve la tenete in casa. In questo caso siete sicuri che la contaminazione non può avvenire.
Anche le patate sono permesse ma se le comperate surgelate dovete fare attenzione alle etichette e verificare che non ci sia la presenza di un componente scomodo.
Il latte va benissimo, lo yogurt pure purché guardiate l’etichetta. Dovrebbe esserci solo latte, fermenti lattici ed eventualmente della frutta. Per quanto riguarda i formaggi vanno benissimo l’asiago, il parmigiano ed il montasio mentre sottilette e formaggini sono da evitare perché hanno l’addensante.
Le mense scolastiche comunali dovrebbero essere dotate del protocollo dietetico senza glutine per quanto riguarda quelle private attenti alla contaminazione. Io ad esempio, preparo la pasta a mia figlia tutte le mattine, la metto nel termos e lei se la porta a manina come fosse una borsetta.
La pizza ed il pane senza glutine sono un tasto dolente ma meritevole di riflessione. Immaginate un forno dove si fa il pane o un banco dove si lavora la pizza. La farina arieggia e si posa ovunque. Evitare una contaminazione è a dir poco impossibile a meno ché il pane e le pizze non abbiano un forno apposito, una paletta ed un piano di lavoro dedicati sempre con la massima attenzione indossando i guanti sia durante la preparazione che durante la farcitura. Potete intuire quindi che anche se il pizzaiolo o il fornaio vi assicurano pane e pizza senza glutine, se non ci sono queste attenzioni, la contaminazione è assicurata. Evitate di portare i bambini in pizzeria se non siete sicuri che vengano garantite queste misure di sicurezza perché è come se faceste mangiare loro un pane comune. Il glutine per loro è una sostanza tossica .
Se pensate che invece nei ristoranti il problema sia risolto con un risotto di verdure, una bistecca e delle patate vi sbagliate. Alcuni ristoranti infatti utilizzano un addensante di farina di grano per renderlo più compatto. Ecco che il riso alle verdure non va più bene. Il consiglio che vi do è quello di parlare e rendere nota l’intolleranza illustrando effetti e conseguenze in modo da sensibilizzare l’ambiente e far capire loro che non è permessa alcuna disattenzione o alcun atteggiamento che ne sminuisca la pericolosità.
Nel caso della comunione in chiesa parlatene con il parroco oppure acquistate direttamente le particole per celiaci che si trovano in farmacia. Lo stesso discorso vale per le cialde del gelato. Anche il pongo ha una presenza di glutine perciò attenti che, quando il vostro bimbo ci gioca, non si metta la mani in bocca.
A questo punto vi chiederete il perché del titolo. Ebbene l’alimentazione priva di glutine è acquistabile nelle farmacie e soltanto in alcuni supermercati che di solito tengono una piccolissima quantità di prodotti e la maggior parte dei casi è monomarca. Il loro costo è particolarmente elevato. Tuttavia una legge ministeriale ha erogato dei fondi alle regioni che a loro volta erogano dei buoni mensili (che spesso non sono accettati nei supermercati) a chi dichiara la certificazione. Non tutte le regioni hanno aderito al riconoscimento di questi buoni ma nelle regioni in cui non sono previsti il costo degli alimenti privi di glutine è inferiore. Il bonus inoltre differisce in base al sesso del celiaco dando per scontato che la donna affetta da questa intolleranza si alimenti in misura inferiore. Solite incognite all’italiana. Ma vi lascio come faccio spesso con un quesito. Per ovviare a tutto questo “business” di produzione di alimentazione senza glutine (la Barilla produce da anni una linea di pasta senza glutine che attualmente è commercializzata solo in America), esami specifici, ricerche sperimentali per trovare una cura e deficit fisico della persona affetta non basterebbe togliere direttamente l’uso di questo addensante industriale?

mercoledì 23 ottobre 2013

Scomode interpretazioni di un possibile destino siriano

Vi siete resi conto di come in poco più di una settimana Assad abbia esternato dichiarazioni a dir poco assurde contrarie ai (finti) “buoni propositi” internazionali in vista di  una (im)possibile soluzione diplomatica?
Adesso gioca a fare il bambino cattivo facendo i capricci e pretendendo comunque le caramelle.
“Mi piacerebbe avere il Nobel per la pace e alla faccia vostra, mi ricandido alle prossime elezioni presidenziali ma non intendo partecipare alla Convenzione di pace di Ginevra!”.
Non vi sembra che nel puzzle manchino dei pezzi e che quelli che ci sono non si incastrino per niente?
Fermo restando che io non ho mai creduto in una soluzione diplomatica, e rimanendo aggrappata all’opinione che Assad seduto su quella poltrona non ci dovrebbe essere più da un pezzo, mi sono interrogata sulla possibile posizione/reazione iraniana e americana dopo questa marcia indietro del regime. 
Prima però volevo porvi alcune domande che sicuramente desteranno non poche riflessioni.
La rivolta pacifica in Siria e la consecutiva violentissima repressione da parte del regime è in essere dal marzo del 2011 e sta sommando quotidianamente morti, violenze e distruzioni di ogni natura e di ogni entità. Siamo ad ottobre 2013 e se non fosse per le organizzazioni umanitarie governative e non, non ci sarebbe stato ad oggi alcun intervento umanitario tenendo presente che alcune zone della Siria non sono mai state rese raggiungibili in quanto l’esercito del regime non permette l’accesso né di cibo, né di medicinali. No, non mi sto dimenticando dell’Onu né delle verifiche effettuate sull’uso di armi chimiche ma visto l’influenza nulla che ha dimostrato di avere nelle decisioni importanti anche io, come le grandi potenze, voglio peccare di presunzione fingendo che non esista. 
Vi siete chiesti perché, nonostante continuino ad essere accertate e pubblicate quotidianamente dichiarazioni, foto e video che attestano cosa diavolo sta succedendo laggiù, nessuno abbia ancora pensato di togliere di mezzo Assad, di incriminarlo per crimini contro l’umanità e di liberare la Siria e il suo popolo da questo incubo? 
Interessi economici e commerciali direte voi e io posso anche essere d’accordo ma siete sicuri che possa bastare una risposta così? Questi maledetti interessi economici e commerciali fino a dove si dovranno spingere per porre fine a questo sterminio di massa perché è proprio di questo che si tratta.
E ancora, siete sicuri che ci sarà una fine a tutto questo, intendo una fine gloriosa per i martiri e per i sopravvissuti, una fine che veda il ritorno in patria di questa gente che sta vagando con un solo grosso e pesante bagaglio di speranza senza sapere quale sarà la propria sorte? 
Siete sicuri che non ci sia dell’altro? Io penso, ed è solo una mia opinione, che faccia tutto parte di un piano studiato a tavolino già da anni e forse già dalla guerra in Iraq. Penso che la Siria non interessi veramente perché l’intento è quello di spezzettarla e di darla in pasto ai paesi confinanti. Penso che gli americani godrebbero di una notevole tranquillità in campo israeliano, una volta tolta di mezzo una possibile minaccia di una Siria forte, colta e sviluppata. Penso che Assad faccia lo sbruffone perché non è altro che una pedina iraniana e di conseguenza anche americana, una marionetta che si muove e parla per conto di altri, e magari di quelli che avranno la fetta di torta più grossa.
E lo sapete perché? Perché il grado di vergogna per un menefreghismo e un disinteresse di tale livello può essere solo spiegato da un obiettivo finale che prevede la sparizione della Siria stessa.
Spero tanto di sbagliarmi, spero che questo sia solo il frutto di una fantasia frustrata e alimentata dalle continue notizie di torture atroci e di vittime indifese e senza colpe. Spero.. Lo scopriremo tra non molto ma se così fosse, dubito che lo troveremo scritto da qualche parte perché i media troveranno sicuramente un modo di girarcela e di farci accettare il fatto che questa “soluzione diplomatica” di spartizione ha evitato sia una terza guerra mondiale che una vittoria di Al-Qaida e di quei gruppi estremisti che Assad imputa come unici suoi nemici invasori in Siria. 

domenica 20 ottobre 2013

Siamo tutti figli delle stesse stelle

Cosa c’è di più vero della vita stessa?
Cosa c’è di più emozionante della nascita di un sentimento spontaneo ed inaspettato?
Forse niente o forse tanto e sono convinta che questo dipenda da come si intende vivere la propria esistenza ma, visto che ci è stato concesso un solo viaggio e per di più di sola andata, trovo poco intelligente viverlo con monotonia impostandolo in unico senso di marcia. A cosa mi riferisco? Ve lo spiego subito.

Come avrete potuto intuire, la situazione siriana mi sta molto a cuore e anche se il vero motivo non l’ho ancora capito, più passano i giorni e più mi convinco che è stata la Siria a scegliere me per tantissimi motivi. Vi racconto perché sono sparita per due settimane.
Tutto è nato dai miei articoli, o meglio dal primo articolo sul dramma siriano e dal mio fortissimo interesse nel cercare la verità (quando parlo di verità mi riferisco alla realtà e non a quella che ci viene raccontata dai media e dai giornali). Essendo un tema intricato e con tante sfaccettature (storiche, culturali, religiose, etc..) mi sono dovuta informare dal web cercando una decina di blog attendibili di scuole di pensiero diverse perché ritengo che ognuno di noi si debba creare la propria idea sugli eventi, senza cadere in quella pericolosa routine da bar, che ti fa ripetere a pappagallo opinioni degli altri senza verificarne l’esattezza. Soddisfatta della ricerca, ho poi spostato la mia attenzione su facebook, entrando a far parte di una comunità composta da italo siriani e da italiani, per capire più da vicino cosa stesse succedendo e per cercare di far tornare dei conti che non mi tornavano affatto.
Ho scoperto tutto un altro mondo. Ho seguito con quotidianità ed attenzione gli eventi che da troppi mesi interessano la realtà siriana. Sono rimasta sconvolta, incredula ed amareggiata e mi sono sentita in dovere di scavare più a fondo. Ho contattato in privato alcune persone (che non conoscevo affatto e che non sapevo se mi avessero risposto, ne tantomeno presa in considerazione) chiedendo spiegazioni, traduzioni dall’arabo, informazioni più dettagliate sul passato e sul presente. Ho avuto il piacere di conoscere e confrontarmi con persone meravigliose, disponibili, colte, perfettamente integrate, attive nel sociale e con un cuore immenso. Da qui si è creato una sorta di cordone ombelicale che mi ha nutrita per mesi e che mi ha permesso di riflettere e di elaborare una mia idea, chiudendo quei diversi cerchi che altrimenti sarebbero rimasti aperti. Grazie a loro ho potuto continuare a scrivere l’altra verità, quella che i media sanno ma nascondono, confrontando quello che ci vogliono far credere con subdoli sotterfugi e falsi e datati video, con quello che realmente sta accadendo.
Quando ti imbatti in realtà nuove, difficili ma ancor di più scomode ed impegnative puoi liberamente scegliere di adottare due comportamenti: voltare le spalle continuando a vivere la tua vita come se niente fosse oppure puoi decidere di evolverti, mutando te stessa assieme al cambiamento che ti si è presentato.
Dopo l’ennesima strage avvenuta con il gas, appreso che quotidianamente anziani, donne, uomini e bambini continuano a morire ingiustamente e ad essere torturate in maniera atroce, ad essere arrestate senza motivo, accertato che anche i bambini perdono braccia e gambe a seguito di bombardamenti mirati a colpire i civili, constatato che il regime di Al-Asad  impedisce il passaggio degli aiuti umanitari per l’approvvigionamento e le cure in alcuni luoghi del paese e che quindi si sta morendo anche di fame, stanca di sperare in un aiuto o intervento dall’esterno, che avrebbe potuto far cessare questo vergognoso sterminio da tempo ma che per interessi economici e commerciali preferisce tamponare e trovare soluzioni alternative, fregandosene delle centinaia di migliaia di morti e dei milioni di profughi, mi sono posta delle domande. La sensibilizzazione della realtà e delle condizioni in Siria attraverso la scrittura e la pubblicazione di articoli è sicuramente un aiuto importante ma con le parole non mangia nessuno. Ho deciso quindi di attivarmi concretamente.
Sempre tramite chat e grazie ad un antico mezzo di comunicazione che è il passaparola, sono entrata in contatto con delle associazioni di volontari e volontarie che con le loro campagne recuperano materiale scolastico, vestiti, giocattoli, medicine, cibo e che, con le donazioni che ricevono, acquistano ambulanze e tutto ciò che è indispensabile per garantire la sopravvivenza, il conforto ed il supporto di tutte quelle persone che hanno obbligatoriamente dovuto abbandonare la loro casa, la loro città, il loro paese diventando cittadini di nessuno, scappando con quel poco che sono riusciti a recuperare.
Ed ecco da dove nasce il mio impegno che da settimane mi sta riempendo di affetto, di positività e di soddisfazione.
Evoluzionedidonna è anche questo ed era mio dovere riprendere dalla “pausa” dedicando a voi tutti di Insieme per la Siria libera, di Child Again, di Il cuore in Siria, di Onsur e di Ossmei e di Pasqua in Syria queste mie parole che arrivano direttamente dal cuore perché sono consapevole e certa che la nostra collaborazione durerà ancora per molto! Grazie di avermi sostenuta e di avermi dato la possibilità di concretizzare al meglio questa mia nuova esperienza di vita con consapevolezza, sensibilità e solidarietà.
Tutto quello che è stato riportato in questo articolo e nei tre precedenti riguardanti la Siria è verificabile e documentato da testimonianze scritte, foto e filmati che ho personalmente visionato e in parte condiviso sul mio diario di facebook. Non ho mai postato immagini cruente per una questione di rispetto nei confronti di chi potrebbe restare scioccato ma questo non significa che non le abbia viste e che non facciano parte di me. Vi posso solo dire che troppe ingiustizie accadono in questo mondo e la maggior parte di esse possono essere fermate, se solo ci attivassimo tutti personalmente, se solo ci interessassimo insieme a ciò che ci circonda. La Siria, il Ruanda, il Pakistan e moltissime altre nazioni abitano il nostro stesso pianeta, condividono la stessa terra, respirano la stessa aria e si scaldano con lo stesso sole. So che sto dicendo cose che già sapete ma non ci si può limitare a vivere esclusivamente per se stessi. Perché no? Perché la vita riguarda tutti, perché i bambini non c’entrano con le cattiverie degli adulti e devono starne fuori,  perché la dignità è di tutti e non dovrebbe essere riservata a pochi, perché dobbiamo imparare a conoscere le diversità per accrescere la nostra cultura e allo stesso tempo trasmetterla ad altri, perché abbiamo una responsabilità nei confronti dei più piccoli che si chiama esempio, perché in ognuno di noi vive una parte buona ed una cattiva ma che non significa né giustifica certi comportamenti e prese di posizione di alcuni a discapito di altri. Il terzo mondo, lo sfruttamento e le violazioni dei diritti umani esistono per volontà dell’uomo, della sua ipocrisia e del suo egoismo.

domenica 22 settembre 2013

La dote pakistana

Ieri molti quotidiani online hanno pubblicato una terribile notizia che vi riporto di seguito per correttezza e per miglior comprensione:

“ - Pakistan, suicidio di 4 sorelle. Il p
adre non ha soldi per la dote, quattro sorelle si suicidano. - Quattro sorelle si sono tolte la vita gettandosi in un canale dopo aver discusso con il padre che non poteva permettersi di dare loro una dote. Una quinta sorella, gettatasi anche lei nel canale, è stata salvata dalla gente che si è tuffata nella speranza di evitare la tragedia. Il dramma famigliare si è consumato a Mailsi, un villaggio rurale nella zona meridionale del Punjab. Protagonista della vicenda, un povero contadino, Bashir Ahmed Rajput. La sua colpa: non avere soldi da offrire in dote per far sposare le figlie. Delle cinque donne, le quattro maggiori di 45, 43, 38 e 35 anni sono annegate mentre la più piccola di 31 anni, Fatima, è stata salvata dai soccorritori. I corpi di due di loro sono stati trovati, mentre delle altre sono ancora in corso le ricerche.” (Da Today.it)

I commenti lasciavano a desiderare. Molti offensivi, altri superficiali, alcuni, con coraggio hanno optato per una stupidissima ironia e gli immancabili fuori luogo, che fanno parte di quella numerosa tipologia di utenti che commentano senza nemmeno leggere l’articolo. Una tragedia da “altro mondo” che punta il dito sull’arretratezza di un popolo che non potrà mai integrarsi o semplicemente pazzia? Il desiderio di capire il perché al giorno d’oggi ci si suicida anche per questi motivi è stato forte ed ecco la decisione di approfondire le mie conoscenze sul Pakistan.
Prima però volevo sottolineare un concetto che dovrebbe essere sempre preso in considerazione. Ogni qual volta che si deve commentare o riportare riflessioni su fatti accaduti in determinati paesi bisogna, per coerenza, fare i conti con tre punti fondamentali: la condizione sociale, la mentalità e l’istruzione e la posizione geopolitica del paese stesso. Non si può avere la presunzione, come accade spesso tra noi occidentali, di considerare egiziani, israeliani, pakistani, iracheni allo stesso modo ma non perché uno è più meritevole dell’altro ma proprio per i motivi che ho elencato prima. Il fatto che siano tutti paesi appartenenti al mondo musulmano e che parlino tutti l’arabo non è un buon motivo per stupidi luoghi comuni. E’ anche inutile e poco intelligente fare paragoni con l’Occidente. Lo so che possono sembrare parole scontate ma credetemi, non lo sono affatto.
Il Pakistan è uno dei paesi più poveri del mondo (il terzo secondo Save the Children), un paese in cui nelle campagne rurali, come può essere quella dell’articolo, la vita è regolata pesantemente dalle tradizioni. Ancora oggi le ragazze si sposano intorno ai dieci anni, raramente oltre i quattordici. L'età media dello sposo è intorno ai 16 anni e non supera quasi mai i 24. I matrimoni sono combinati e si contratta anche la dote. La dote è un elemento fondamentale nel matrimonio indiano e pakistano e, per le famiglie più povere che non sono in grado di sostenerla, può diventare un motivo di disperazione: una donna senza dote, infatti, non può sposarsi. Stiamo parlando di un paese in cui la c
ontraccezione è praticamente sconosciuta, in cui i genitori cercano di vendere i propri figli perché non sono in grado di nutrirli nella speranza di dar loro un futuro migliore, un paese in cui si distinguono i più poveri tra i poveri. Per concludere pongo come sempre una riflessione che mette in primo piano la tragica decisione di queste sorelle che hanno preferito suicidarsi piuttosto che continuare la loro esistenza senza sposarsi e finire quindi alla mercé di parenti chissà rischiando e subendo che cosa.

mercoledì 18 settembre 2013

Dalla parte degli educatori: rivelazioni di un sondaggio tra mamme

Quello che sto per scrivere è il risultato di una serie di interrogativi personali che ho deciso di proporre pubblicamente, trasformando delle mie riflessioni in quesiti. Il tema è la possibilità di rapportarsi con educatori di sesso maschile in ambienti della scuola d’infanzia e degli asili nido. Questi domande sono un’elaborazione personale conseguita dalla lettura di libri sugli stereotipi di genere impressi nei bambini sin dai primi mesi di vita, con l’intento di conoscere l’opinione pubblica femminile attuale. Sono stata piacevolmente sorpresa sia dal riscontro che hanno suscitato, sia dalle risposte che ne sono scaturite. Le donne e mamme che sono intervenute provengono da tutto lo stivale ed appartengono a diverse categorie. Ho appositamente pubblicato il post sia su vari gruppi di mamme single, sia su pagine dedicate a mamme e bambini in generale ed a questo proposito vorrei ringraziare Jessica Cancila, amministratrice della pagina “Parlare con i bambini”  che si rivela sempre disponibile e molto collaborativa e le sue assidue lettrici ed il gruppo “Mamme single…La rinascita” che, con i suoi membri, ha partecipato con numerose risposte ponendo riflessioni davvero meritevoli.

Le domande riportate nel post sono le seguenti:
“Come vedreste una scuola materna o un nido con educatori misti (uomini e donne)? Perché nonostante tutte le rivendicazioni tra parità di sessi, questo "lavoro" viene esclusivamente considerato da donne? La visione genitoriale dei bambini di questa età non prevede una figura maschile costante come quella femminile? Conoscete o avete frequentato realtà miste?”

Riporto di seguito alcune delle risposte:
- A Brugherio (MB) abbiamo qualche maestro e devo dire che i bambini si trovano benissimo... un diverso punto di vista e di approcciarsi, ma sempre un arricchimento, io sono super favorevole.

- Al comprensorio Montessori dove mando mio figlio al nido, che comunica comunque con la materna, che a sua volta comunica con la primaria c'è un educatore e io ne sono felicissima ! Crea l'equilibrio di una casa dove ci sono figure maschili e femminili e dà gli input che solo una figura maschile può dare. Bellissimo sia x i maschietti che hanno il modello maschile, sia per le femminucce. Sono d'accordissimo e ci vorrebbero più uomini, specie nelle materne e ancor di più nelle primarie.
- … sono altresì convinta che un buon educatore sia mille volte più in gamba e sensibile di certe bestie di educatrici nonostante siano femmine, donne e mamme !

- La figura maschile è FONDAMENTALE a qualsiasi età di una bimba o bimbo... ci sono bambini che per motivi di esigenze lavorative dei loro genitori sono costretti a stare in asilo o scuola materna fino al tardo pomeriggio... diamo almeno il diritto a questi bambini di poter avere una figura sia femminile che maschile durante la giornata... sicuramente ci sarebbero bimbi più equilibrati e sereni e meno pianti !!! Sarebbero più urgenti le "quote azzurre" negli asili che quelle "rosa" in parlamento... i bambini sono il nostro FUTURO !!!! Diamo loro i diritti che gli spettano !!

- Mio figlio frequenta la materna adesso, ma quando era al nido c'è stata una sorta di sperimentazione di un uomo educatore. La cosa è piaciuta a tutti i genitori. Questa persona è di Parma ed era venuta a vedere la realtà milanese.

- Sono educatrice di nido .....ho lavorato con un paio di educatori maschi.....sono figure molto importanti nella crescita dei bimbi.....perché portano punti di vista e creatività che a volte a noi "femmine" sembrano scontate.

- Mi è capitato di avere colleghi nella scuola dell'infanzia statale dove insegno e sono bravissimi, ma ce ne sono pochissimi.

Si può notare sin da subito, che non c’è pregiudizio da parte delle donne madri che vedono questa possibilità come un arricchimento per il proprio figlio maschio o femmina che sia. Alcune educatrici che sono intervenute lo descrivono come un ottimo supporto soprattutto per quelle situazioni familiari in cui manca la figura maschile, altre invece lo considerano come un’opportunità di vedute più ampie nella gestione del bambino nel quotidiano scolastico. Non sono mancati i pareri contrari di alcune mamme (un 10%), anche se più che contrari preferirei dire preoccupati, che avvalorano la loro opinione parlando di fattore biologico “I bimbi della materna partono dai due anni e mezzo tre, sono quindi piccini e hanno bisogno di coccole, protezione, dolcezza. Quale figura può ricoprire al meglio questo ruolo se non una figura femminile?? Alle volte sono donne già mamme e quindi a maggior ragione comprendono il bambino!!!”, fattore personale “… io avrei un 'problema' all'idea che sia un uomo a maneggiare le parti intime di mia figlia.” (cambio pannolino e accompagnamento al bagno) mentre altre rivendicano una sorta di incompetenza sessista che è stata prontamente respinta dall’intervento di un’altra mamma, rifacendosi alle notizie apprese dai media che vedono protagoniste le donne educatrici di asili nido come mostri violenti e senza cuore “è anche vero che in molte scuole che sono giunte sui giornali in questi mesi parlavano di maestre e quindi di donne. . . eccezioni sì. . ma sempre donne”.
Insomma di tutto di più, ma sempre con contenuto ed analisi e con una buona dose di consapevolezza in quanto protagoniste di un’epoca di evoluzione sociale importante sebbene molto lenta ed molto spesso tragica.
Storicamente gli uomini hanno acquisito la possibilità di accedere alle scuole materne e dell'infanzia già dal 1981 ed anche se la loro presenza rimane tutt’oggi isolata ed a volte penalizzata da colleghe donne, vengono considerati come una risorsa che crea beneficio.
Da una verifica sulla provenienza delle risposte, ho constatato che le maggiori fonti che affermavano la presenza di educatori nelle materne e nei nidi era toscana.
Per quanto mi riguarda sono assolutamente favorevole ad un insegnamento misto dando per scontata la competenza e la preparazione e sono altresì convinta che i bambini, crescendo in queste realtà sin da piccoli, riuscirebbero a bypassare quelle etichettature che vedono la donna dedita al cambio pannolini e all’accudimento e l’uomo dedito a lavori extra che non si approcciano con la realtà infantile. Contribuirebbe sotto un certo punto di vista, ad una sorta di parificazione dei ruoli genitoriali. Lo considererei un notevole arricchimento psicologico evolutivo. Questa idea dell’attitudine innata femminile è un fardello che ci portiamo appresso da secoli. Da quando un padre non può vivere appieno la propria paternità sin dai primi mesi? E se lo può fare un padre perché questo non può valere anche per un educatore? E’ stato appurato e studiato che se una persona è motivata e portata per un determinato lavoro, soprattutto se si tratta di contesti umani e sociali, vi riesce con ottimi risultati sia per se stesso che per chi lo circonda (educatrici, bambini e genitori). Non c’è nulla di più valorizzante e stimolante che fare il proprio lavoro per e con passione. Lavorare con i bambini e concorrere alla loro crescita significa far parte del loro futuro, di quel futuro che dovrà necessariamente imparare a considerare la persona in quanto individuo a sé, senza cadere in dannose e denigranti discriminazioni di genere.

giovedì 12 settembre 2013

La verità siriana sa ancora di gas

Se pensavate di aver visto o letto tutto vi sbagliavate di grosso. Continua il festival dell'ipocrisia e a confermarlo non sono solo i tardivi interessamenti, non sono solo le inutili parole e finte diplomazie ma sono i numerosi video che stanno giungendo dalla Siria, video che parlano di un altro attacco con il gas. Non si sa ancora di quale gas si tratti ma non ci vorrà molto. Si contano già dei morti e molti intossicati ricoverati negli ospedali dei campi profughi che chiaramente non sono attrezzati e non hanno mezzi sufficienti.
E proprio all'alba della meravigliosa notizia di una guerra scampata (come se la guerra non ci fosse mai stata in Siria!!), di un accordo diplomatico raggiunto grazie alla bella trovata del Ministro degli Esteri russo e di Putin e quindi di questa apprezzata volontà collaborativa di Assad da parte di tutti i big e del premio Nobel per la pace, mister Obama, appaiono queste notizie. 
Vedo continuamente video di bambini feriti, morti, denutriti ridotti pelle ed ossa che stanno aspettando la morte. Bambini che muoiono da soli perché i loro genitori non ci sono più. 
Ma tanto loro a chi servono? A cosa servono? A chi interessano? Sicuramente non a chi conta, non a chi decide chi deve vivere e chi deve morire. Assad deve vivere, tutta la sua famiglia e i suoi fedeli amici devono vivere. Assad interessa a molti e Putin è intervenuto nel più subdolo dei modi al momento giusto. E intanto alla conclusione di questa orribile pagliacciata c'è chi continuerà a morire nella più totale vigliaccheria mondiale. La fine di una triste storia, la più triste dopo la seconda guerra mondiale dicono, che vede l'abile sterminatore di massa vittorioso ed il suo popolo schiacciato e trucidato, popolo che rimarrà nei ricordi di molti, popolo che aveva osato manifestare pacificamente per rivendicare la propria libertà nel rispetto dei diritti umani.


martedì 10 settembre 2013

La parola al popolo siriano

Abbiamo più volte constatato come negli ultimi periodi i mass-media italiani, europei e d’oltre oceano (es. New York Times) hanno concorso e concorrono a mal informare, volutamente o involontariamente, gli attuali spettatori di questo sterminio di massa con notizie non propriamente veritiere e pressoché di parte. Oltre tutto, a mio parere (e non solo mio), continua ad esserci una sorta di propaganda caotica sulla questione siriana che induce la popolazione a non capire più chi ha fatto cosa, perché e per ordine di chi, infangando la splendida rivoluzione di tutto il popolo siriano, che aveva cominciato pacificamente nel 2011 e che nonostante tutto continua a farlo. Se ne continuano a dire di tutti i colori a volte toccando il ridicolo (es. le armi chimiche sono state usate dai ribelli che, non sapendole adoperare, hanno causato quella strage) ma ben pochi cercano di capire il fulcro della questione, limitandosi ad ascoltare quello che gli viene detto dandolo per vero. Così tra le contrapposte opinioni dei vari Stati membri, tra l’attesa dell’Onu, tra l’ostruzionismo russo, tra le dichiarazioni forti del Papa mi chiedo il perché non venga mai presa in considerazione la volontà dei siriani, gli stessi che da due anni e mezzo stanno tentando una rivoluzione democratica. Mi sono chiesta e ho chiesto a componenti volontari di associazioni del popolo, a padri di famiglia e a donne universitarie (tutte di nazionalità siriano o italo-siriana) se auspicassero ad un intervento militare americano. E se così fosse, se temessero un ulteriore strage di civili visti gli interventi americani avvenuti nei paesi limitrofi. Mi è stato risposto che sono ormai due anni che chiedono aiuto e sostegno armato per riuscire a contrastare l'esercito di Assad e che sono stanchi delle ipocrisie occidentali e dei finti interessamenti per tutti i civili che finora sono stati massacrati e uccisi. L’esercito del popolo non vuole e non ha mai chiesto un intervento militare esterno perché vuole essere l’artefice della liberazione del loro stesso paese. Paese che amano e che vogliono tornare a vivere e popolare. Purtroppo come ho scritto sopra sono passati due anni e ad oggi la situazione siriana è diventata una tragedia umanitaria. È chiaro quindi che oltre all'aiuto militare, è forte il bisogno di un aiuto umanitario sotto tutti i punti di vista (alimentare, igienico, medico e psicologico, culturale, affettivo, etc). Successivamente ho chiesto informazioni sui gruppi terroristici che si sono infiltrati nella guerra (jihadisti e alqaidisti) e mi è stato riferito che la loro presenza è numericamente insignificante in quanto il popolo siriano, se armato e sostenuto dall’occidente, riuscirebbe senza problemi a neutralizzarli e a disfarsene. Il problema è che il popolo non è militarmente preparato per difendersi dignitosamente e si trova a dover combattere sia contro i gruppi jihadisti radicali sia contro le milizie di Assad che mirano alla frammentazione della Siria e all’inasprimento della violenza. E’ evidente quindi che la presenza di queste fazioni terroristiche è utilizzata dai telegiornali per intimorire la popolazione mondiale e per giustificare il perdurare del non intervento. Al contrario (ed ecco il continuo caos) l’oltrepasso della linea rossa lo giustificherebbe eccome nonostante la presenza scomoda di una Russa gonfia di interessi che si oppone completamente. Il punto è un altro. L'opinione e la volontà del popolo stesso vittima di due anni di morte e devastazione conta qualcosa? Se non conta vorrei sapere il perché altrimenti l'unica spiegazione plausibile è sempre la stessa: la speculazione delle grandi potenze. Questa guerra, qualunque guerra va al di là del popolo (usato e sfruttato come pretesto) ma viene esclusivamente attuata per scopi economici internazionali. Quello che noi occidentali dobbiamo capire è che il popolo siriano è in grado di costruire un modello di un domani alternativo e democratico senza l’ingerenza straniera e che la convinzione che gli unici due maggiori rappresentati politici sono esclusivamente Assad o gli jihadisti deve essere abbandonata.

sabato 7 settembre 2013

Parola d’ordine: resilienza!

Un paio di giorni fa ho letto un articolo molto interessante sui più disparati e “disperati” modelli educativi da attuare con i bambini e mi sono imbattuta in un termine a me sconosciuto. Il termine resilienza. Incuriosita, ho iniziato una ricerca sul web per colmare questa mia lacuna ed è nata una mini ricerca che ho poi voluto convertire in articolo, sempre con l’intento di condividere con voi quanto appreso, presupponendo di non essere l’unica persona a non conoscerne il significato. Ma cosa significa resilienza? Il termine ha parecchi significati da quello filosofico, a quello psicologico, da quello letterario a quello informatico ma su per giù per resilienza si intende la capacità che un soggetto ha ed attiva al superamento di una grande difficoltà che non solo gli permette di affrontarla completamente, ma di trarne anche beneficio, arricchendosi ulteriormente dal cambiamento conseguito.  Questo concetto vale per tutte le età e la sua promozione è un toccasana per crescere senza frustrazioni e con una buona autostima.
Essere resilienti significa avere il controllo di sé, accettare dei disagi più o meno gravi che in una vita possono presentarsi, non temere di affrontarli ma al contrario considerarli positivamente come una sfida che, una volta vinta, ci condurrà a nuove evoluzioni. Pensate quanto era profonda questa mia lacuna. Una parola così importante dovrebbe essere insegnata a scuola assieme ad altri concetti come l’uguaglianza, il rispetto, la solidarietà e l’umiltà. Personalmente la considero di pari importanza. Ma la resilienza è un concetto innato, acquisito o biologico?  La resilienza è un atteggiamento che viene innescato in risposta ad un evento più o meno traumatico che deve tener conto delle condizioni sociali, personali fisiche e psicologiche, familiari, economiche, culturali, politiche e religiose del soggetto. Può essere individuale o collettiva, temporanea, di breve o lungo termine. Esempi di resilienza sono stati associati nei sopravvissuti all’Olocausto, nei contesti bellici, nei minori provenienti da famiglia disagiate con problemi di tossicodipendenza ed abusi. La capacità di rigenerarsi dalle difficoltà è resa possibile dalle risorse che sono biologicamente presenti nel soggetto e che devono essere alimentate: la stima di sé e il potenziamento delle capacità personali. Il campo di applicazione è vasto e vario. Elementi di resilienza possono essere anche la scuola, la fede, il lavoro, l’amore, la famiglia perché in alcune situazioni, per alcuni soggetti posso essere portatori di valori positivi su cui aggrapparsi. E’ possibile insegnare ai nostri bambini a sviluppare la resilienza attraverso l’esempio, con comportamenti ed azioni positive e propositive verso ciò che ci accade. Se pensiamo ad un bambino che sta imparando a camminare, notiamo che la sua curiosità e volontà di riuscire gli impedisce di fermarsi per le innumerevoli cadute ma che al contrario lo sprona a continuare fino alla riuscita per poi essere beneficiato da quel cambiamento che lo ha portato ad una importante autonomia. Il camminare da solo! Se invece noi genitori non resistiamo all’intervento e ci intromettiamo continuamente per “aiutarlo” a rialzarsi evitando di farlo cadere, lo priviamo delle sue caratteristiche resilienti che gli permetterebbero di risolvere il problema. Il nostro compito è di incoraggiarlo, focalizzandoci sulle sue qualità e non sui suoi limiti. Non fare per lui quello che può fare già da solo ma nemmeno quello che può quasi fare da solo ed è questo il punto fondamentale per insegnare ai nostri figli a fallire e quindi a tollerare la frustrazione distinguendo una volta per tutte i nostri bisogni dai loro.

domenica 1 settembre 2013

La fine è il mio inizio (il film) - Tiziano Terzani

Impressioni personali

E’ incredibile come la capacità intuitiva, empatica e saggistica di quest’uomo faccia apparire tutto così semplice, così logico e naturale. Forse lo è e ce ne siamo dimenticati, forse siamo reduci da una nascita avvenuta in un momento tristemente etichettato ma allo stesso tempo bisognoso di tornare alle origini, forse abbiamo solo bisogno che qualcuno ci dia uno scossone. Il film è una costante carica emozionale di sensazioni diverse misteriosamente legate da un filo sottile e trasparente che è il suo equilibrio interiore. Sono 94 minuti di euforia, di tenerezza, di lacrime, di autenticità che mi stanno tutt’ora accompagnando nonostante siano trascorse 15 ore dalla mia visione. Gli attori per quanto mi riguarda sono stati all’altezza della parte considerando il livello di difficoltà ed attenzione necessari per interpretare un individuo di questo calibro. Il timbro di voce, la gesticolazione, l’espressione ormai segnata del suo volto hanno concorso a dare intensità ad espressioni già immensamente grandi, anzi cosmiche (come direbbe Terzani). Le musiche hanno perfettamente accompagnato il film arricchendolo di ulteriore trance emotiva. I luoghi, le inquadrature sono magiche. L’Orsigna è un piccolo paradiso e lo si percepisce in ogni momento del film. Allo stesso tempo è stato per lui un ottimo rifugio, per ritirarsi lontano da tutto senza dover rinunciare a niente di quello che riteneva essenziale. L’immagine di lui seduto sulla cima del monte apparentemente sospeso tra le nuvole è da brividi. In quel momento del film ho sentito come il bisogno di respirare profondamente per far entrare e aria pura nei polmoni. E’ stato come essere lì. Che dire di più. Io questo film l’ho vissuto, l’ho respirato, l’ho fatto mio e qualsiasi altra parola sarebbe eccessiva. Mi sono dilungata anche troppo. Solo un consiglio. E’ un film da avere e da custodire con cura per riguardarlo ogni tanto e per farlo vedere ai propri figli e nipoti.  

Messaggio 

La maggior parte di noi esseri umani ha vissuto, sta vivendo e vivrà a metà la propria vita sprecando quel meraviglioso viaggio che ci è stato offerto. Alcuni non lo sapranno mai, altri ne avranno sentito parlare ma lo scetticismo prevarrà su di loro, altri ancora proveranno incuriositi a capire cos'è. Cos'è quel pezzo mancante e finora sconosciuto che ci permetterebbe di raggiungere stadi spirituali che vanno oltre ogni fisica ed ogni materia. Di questi, alcuni lo capiranno altri invece no ma solo perché hanno scelto il momento sbagliato per capire. Perché la loro curiosità è alimentata da un interesse egoistico e non da una più ampia percezione cosmica. Terzani parla del cancro come una fortuna che gli è capitata e che lo ha avvicinato alla scoperta e conoscenza della sua vera totalità. La sua autenticità. Pensateci bene. Non vi sembra riduttivo pensare di vivere la propria vita per uno scopo di riproduzione, di godimento e di benessere? Riduttivo ed umiliante in quanto esseri appartenenti ad un equilibrio talmente grande e perfetto che non sacrificherebbe mai il suo tempo per generare esseri così insignificanti. Terzani mi ha fatto riflettere moltissimo anche sulla distinzione tra progresso e consumismo. Il progresso è costruttivo e utile! Il consumismo invece non lo è affatto e ha prosciugato l'uomo delle proprie origini. E’ sbalorditivo in quanto sembriamo burattini guidati da fili e chi gestisce questi fili? L'economia, quella egoista che è insita nell'uomo. Si da importanza a tutto ciò che ci viene imposto senza mettere in discussione più nulla. C'è poco da fare. Siamo animali capaci di distruggere un intero pianeta per il solo gusto di acclamare il proprio potere sull’altro. Quel pianeta così meraviglioso che se rispettato, ci aiuterebbe a raggiugere stadi inimmaginabili e leggeri com’è leggero lo spirito che si stacca dal corpo.
Per chi non conoscesse Tiziano Terzani  
http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=1904&biografia=Tiziano+Terzani

sabato 31 agosto 2013

Siate esseri essenziali

Allietatemi della vostra quotidianità, scrivete dei vostri sogni, delle vostre aspirazioni. Abbiatene sempre. Fatele vostre e allo stesso condividetele, per permettere a chi ha piacere di ascoltarvi, di conoscervi più a fondo. Fatevi ispirare da tutto quello che vi circonda e catturatene il meglio perchè vi potrà servire quando meno ve lo aspettate. Non etichettate niente come banale o poco significante perchè, per altri, potrebbe non esserlo. Fatevi ispirare dai colori che questa meravigliosa stagione ci offre, dal timido calore del sole prima che diventi violento con l'arrivo dell'estate. Godete del profumo delle piante in fiore, dell'erba appena tagliata, fatevi trasportare dalla danza delle foglie accarezzate dal vento. Assaporate ogni istante che la vita vi offre e consideratelo speciale; vivetelo intensamente. Non lasciate spazio alla superficialità, alla futilità e alla frivolezza perchè non vi lasceranno nulla se non un tristissimo vuoto. Abbandonate il superfluo ed abbracciate l'essenziale. Vi sentirete nuove, ricche, colme di positività che nutrirà la vostra essenza e quella di chi vi circonda.

lunedì 26 agosto 2013

La questione del popolo siriano

         


2000000 siriani sradicati nel loro territorio in balia del loro triste destino
1000000 i bambini siriani che l’hanno abbandonato
1703 i civili morti nella notte del 21.8.2013 con il gas nervino
10000 i feriti di quella notte

Sono cifre che oramai sappiamo tutti e che riecheggiano (anche se non come dovrebbero) ai notiziari.
Ma non sono cifre, nemmeno dati, tanto meno numeri. No. Sono persone, sono civili, sono bambini e sono tali e quali a noi. Avevano una loro vita, una casa, una famiglia ed un lavoro ed ora per volontà di qualcuno non hanno più nulla. Ho notato che nelle notizie fornite dai media e riportate nei giornali manca lo stesso denominatore comune: l’umanità. Certo, le foto circolano, i video pure ma sono tristemente convinta che sia solo per lo scalpore del macabro perché lo sappiamo tutti che più la notizia è inquietante e più attira l’interesse pubblico. Si parla del tipo di attacco, si fa la conta dei morti, si ipotizza chi l’ha attuato e si cerca di capire chi deve intervenire, come e quando. E si aspetta… Intanto il tempo passa, la miseria e la devastazione aumentano ed avanzano ininterrottamente. Tralasciamo per un momento numeri ed analisi e cerchiamo invece di capire realmente cosa significa vedere sterminata la propria famiglia o veder violentata la propria figlia e la propria moglie davanti agli occhi ancora e ancora e ancora senza poter intervenire se non venendo uccisi. Gli autori delle violenze sono la polizia, quella polizia che dovrebbe tutelare, che dovrebbe incarcerare chi commette questi reati. Proviamo a capire che significa salvarsi da un bombardamento e correre all'impazzata in preda al terrore, urlando nomi sperando in una loro risposta, per cercare di trovare vivi i propri bambini, il proprio compagno, la propria madre. Cerchiamo di capire cosa significa trovarli morti, spezzati e tenerli tra le proprie braccia in un pianto inconsolabile, impotenti difronte ad un maledetto destino. Pensate a quei bambini che, per istinto di difesa dei loro genitori, sono diventati orfani e che ora sono soli, in un ambiente tetro, di violenza e di morte. Un luogo dove tutto ha lo stesso colore e lo stesso odore, dove tutto è ricoperto di polvere e lacerato da macerie, dove i morti giacciono riversi per le strade. Riuscite a capire le dimensioni e la gravità in tutto questo? Da questa realtà emergono enormi problemi di salute fisica, psicologica, problemi di igiene che hanno raggiunto livelli assurdi. Ipotizzate di essere dispersi in tutto questo e peggio ancora di avere dei bimbi con voi e di non avere né cibo e né acqua. Immaginate per un istante che succeda a voi e che succeda ai vostri figli. Non vi si gela il sangue? Beh a me sì e mi si blocca pure lo stomaco. Quello che io vi chiedo è che fareste al loro posto? Non scappereste? Non cerchereste un rimedio, un rifugio, non tentereste di trarre in salvo i vostri figli, voi stessi e i vostri cari? Ci sono mamme che arrivano a dare in spose le proprie figlie giovanissime sperando di dare loro un futuro migliore, per sottrarle dalla prigionia dei campi profughi. Il rispetto della condizione umana è andato perduto. Chi vive nel terrore, nell'angoscia, nella privazione e nella violenza viene pesantemente condizionato sia fisicamente che mentalmente. La disperazione porta tragedia perché la sopportazione a tutto questo male non può essere infinita e l’essere umano esasperato diventa instabile e vulnerabile, compromettendo i rapporti con il prossimo.  Per non parlare delle persone affette da handicap o malate di malattia degenerative, di tumori. Per loro è morte certa. Non ci sono più cure, non c’è più assistenza e non ci sono più strutture, non c’è rimasto più nulla. Ma la popolazione siriana non vuole arrendersi! La popolazione siriana ama il proprio paese e ci vuole restare! Sogna una Siria libera, democratica, civile dove poter vivere e far vivere i propri figli. Il passo però è difficile, doloroso e molto lungo. Ma non è aspettando che si arriva ad una soluzione. Servono aiuti di tutti i tipi e non solo cibo e acqua. Servono medicine, personale specializzato che parli la loro lingua per cercare di aiutare le vittime di abusi e di violenze, serve speranza nei campi profughi perché non c’è né più. D’ora in avanti quando sentirete parlare di vittime e di sopravvissuti, quando sentirete parlare di profughi e di sbarchi pensate alle persone e pensate da cosa scappano. Alla luce di questi fatti volevo spendere alcune parole per quegli italiani che invocano il ritorno  di questi immigrati nei loro paesi d’origine. Le loro motivazioni sono pressoché le stesse e ve ne cito alcune tralasciando quelle più colorite: “Sono tutti delinquenti”, “Non lavorano e vivono con i sussidi statali che paghiamo noi italiani”, “ Se rimanessero a casa loro noi staremo molto meglio”, “Gli costruiamo anche le chiese” e potrei veramente continuare a lungo.
Ci sono molte riflessioni da fare a riguardo ma mi soffermo solo su quelle, a mio parere, più importanti.
Questa gente scappa da questo scenario di guerra per non morire e per avere un futuro di libertà per se stessi e per i propri figli. Quella libertà di cui noi godiamo che ci permette di vivere, di mangiare, di lavorare, di poter istruire i nostri figli senza aver paura di venire uccisi o torturati da un momento all'altro. Attraversano il Mediterraneo perché non hanno altra possibilità di fuga con un unico pensiero: la speranza di arrivare vivi e di poter vivere una vita libera, serena e rispettosa. La speranza di poter congiungersi con i propri familiari che sono già integrati in Germania, in Svezia e in Norvegia. Vi siete mai chiesti perché in altri paesi del nord Europa le persone convivono nel rispetto? Anche in questi paesi hanno chiesto ed ottenuto asilo politico. Allora perché è possibile una convivenza civile? La risposta è sempre e solo la stessa. Perché negli altri paesi c'è una politica di integrazione efficace ed efficiente. Perché l'immigrato può valorizzarsi e lavorare. Perché la delinquenza, tutta la delinquenza, viene punita e debellata. Perché in questi paesi ci sono chiese cattoliche chiese protestanti e moschee e vige il rispetto verso il prossimo e le regole. Allora chi c'è alla base di questa incompetenza e inadeguatezza di gestione e trattamenti? Chi se non lo Stato italiano? In Italia la delinquenza è tollerata e permessa. I richiedenti asilo non vogliono rimanere in Italia perché né conoscono la situazione. Loro vogliono raggiungere i loro familiari ma c'è un regolarmente, la Dublino II,  che glielo vieta. Il primo Stato membro che riceve l'immigrato deve accoglierlo ed accettarne l'asilo. Ecco perché i siriani (e non solo) che arrivano nei centri accoglienza non vogliono farsi riconoscere. Perché facendolo sarebbero costretti a rimanervi per lungo tempo e non potrebbero più raggiungere i loro familiari. Dov'è in tutto questo, il diritto di scelta (accesso alle procedure di richiesta d’asilo nei paesi europei dove risiedono i familiari)  ed aggiungo io, per giusta causa?

giovedì 22 agosto 2013

Un’intervista sul fenomeno della violenza domestica

E' stato per me un piacere rispondere alle domande del Prof. Domenico Cammarano del autore del blog http://neodemocraziasociale.altervista.org che ringrazio sinceramente per aver introdotto questo tema sul suo blog e per contribuire alla diffusione di questo argomento molto delicato ma allo stesso tempo molto radicato in Italia. In realtà è un fenomeno diffuso da tempo ma che solo da un anno spopola i notiziari ed i talk show quotidiani. Questo fa riflettere sulla difficoltà del suo riconoscimento nei vari ambienti sociali, politi ma soprattutto culturali. Ecco l'intervista. Spero la troviate interessante.

 "Negli ultimi tempi mi sono interessato del problema della violenza in generale e quello particolare che avviene nell'ambiente domestico, che coinvolge in modo particolare le donne e i bambini. Ho letto, come un po’ tutti, fatti di cronaca, ho ascoltato con attenzione i commenti e le valutazioni di politici e uomini di governo a proposito della legge approvata proprio agli inizi del mese in difesa delle donne, ho ascoltato le valutazioni di giornalisti e psicologi sulla fenomenologia della violenza domestica. Ho “sfogliato” le pagine dei siti e dei blog presenti nella rete, per conoscere quella parte degli Italiani che non appartiene al mondo dei mass-media, che ha fatto esperienze sul problema della violenza e che qualche volta è addirittura una vittima di questo fenomeno patologico della nostra società. La signora Babetto ci ha gentilmente concesso un’intervista, ponendo in luce vari aspetti del fenomeno che sintetizzano questioni studiate con particolare attenzione, tratte anche da esperienze dirette di tante vittime, che spesso si rivolgono a lei nella semplice veste di amica per un sostegno psicologico, un po’ come avviene per la figura del counselor, sempre più diffusa nell'ambito di tante situazioni sociali di sofferenza.

Signora Babetto quali sono le cause più diffuse della violenza domestica?
Sa è buffo. In questo preciso istante centinaia, forse migliaia di donne stanno subendo violenza all'interno delle mura domestiche. Alcune di loro mi stanno scrivendo, proprio ora. E’ triste mi creda. Vede, nonostante l‘iter della violenza si compia indistintamente in quasi tutte le situazioni, la causa scatenante è l’unica variabile. Tuttavia è preferibile parlare di concause che vanno a loro volta distinte dai fattori rafforzanti come l’abuso di alcool o di stupefacenti.  Una gravidanza, una presa di posizione inaspettata da parte della partner, la richiesta di una separazione, l’ossessionante gelosia, l’uscita con un’amica fonte di preventiva discussione sono tutte possibili cause scatenanti che chiaramente vanno a sommarsi ad altre e che ad un certo punto sfociano in violenza.

Qual è generalmente la reazione delle vittime?
C’è una premessa da fare prima di rispondere a questa domanda. Le donne che subiscono questi reati sono soggetti che per qualche motivo, che può essere legato ad un trauma o ad una mancanza avuti nell'infanzia o nell'adolescenza  hanno delle carenze caratteriali evolutive e psicologiche. Sono scarse di autostima, si affidano al giudizio sulla loro competenza casalinga e di coppia al partner, si prostrano ai figli e al marito che ordina e decide, se “rimproverate” non rispondono e incassano sentendosi in colpa, etc. Per non parlare del tanto diffuso “spirito da crocerossina” che porta a far credere alla vittima che con l’amore, la comprensione, il perdono e la protezione si possa cambiare uomini simili risolvendo così il problema. E’ evidente che la loro concezione dell’amore e del rapporto di coppia non è di certo fondata sul rispetto reciproco, sulla comprensione e sulla parità. Questa inconscia deviazione concettuale è fuorviante. Detto questo, la reazione iniziale delle vittime è di sgomento, di incredulità. Sono frastornate, non capiscono il motivo del gesto e subito dopo si convincono che non succederà più. Provano vergogna e per merito della convincente spiegazione del partner vengono pian pianino indotte a pensarsi la causa. La violenza fisica avviene dopo una duratura, pressante e frequente violenza psicologica che piano piano lavora di nascosto, privandola di quel briciolo di autostima che le era rimasto. In maniera subdola e silenziosa si insedia nella mente dell’abusata che continua ad essere valvola di sfogo del partner con insulti in privato e in presenza di terze persone, continuando ad umiliarla facendola sentire inadatta a tutto.

Quali sono le conseguenze per la vittima e dei minori quando rimangono coinvolti nelle violenze domestiche?
Le vittime di abusi domestici incorrono a forti depressioni. Si isolano da tutto e da tutti, a volte parlano solo se interpellate e cercano di avere atteggiamenti il più possibile servili per evitare l’insorgere di qualsiasi discussione che potrebbe sfociare in violenza fisica. Quando la violenza perdura vi è una forte probabilità che la vittima inizi a bere o ad assumere stupefacenti per tentare di alleviare temporaneamente la pressione mentale costantemente alimentata dalla situazione. Possono inoltre comparire disturbi psico-somatici, attacchi di ansia e/o di panico, pensieri suicidi come unica via d’uscita. Nel caso in cui la vittima abbia un lavoro è frequente il licenziamento dovuto a lunghe assenze per malattia causate dall'incapacità lavorativa per impedimenti psichici. Per quanto concerne le conseguenze visibili possiamo parlare di lividi, contusioni, abrasioni, gonfiori e sanguinamento del cuoio capelluto per trascinamenti a terra o strappi di capelli.
Se la violenza avviene in presenza di minore le conseguenze si protraggono nel corso degli anni, determinando difficoltà relazionali e comportamentali più o meno gravi. La gravità deriva dall'età del minore, dalla tipologia di violenza assistita o diretta e da quanto tempo ne è succube. Il bambino non ha la possibilità di scegliere o rifiutare quello che succede  in famiglia e per sopravvivenza si adatta e si sottomette a quello che gli viene offerto sia esso positivo che negativo. Anche il bambino, come l’adulto, spesso si attribuisce la colpa di quello che succede e l’essere esposto continuamente a preoccupazioni, ansie, forti stress, paure, confusione ed impotenza può comportare disturbi patologici di rilievo. E’ comune che maturi anche precocemente, atteggiamenti compiacenti gravi verso l’abusante. Questi bambini sono esposti a depressioni che a volte incorrono ad istinti suicidari, relazioni violente captate come atteggiamenti normali, rabbia, difficoltà scolastiche e di apprendimento, disturbi alimentari, del sonno, disturbi psicosomatici e organici, e a moltissime altre manifestazioni devianti che minano il corretto sviluppo evolutivo.

In che modo possono intervenire i comuni cittadini, i vicini di casa, che sono testimoni di questi episodi di violenza?
Tutti coloro che sono testimoni di violenze devono assolutamente intervenire! Questo è un gesto fondamentale e come tale va compiuto. Se avete amiche, conoscenti, se assistite o se vi vengono raccontati episodi di violenza non fate finta di nulla. Se non sapete a chi rivolgervi e cosa fare, se non volete essere coinvolte potete fare una telefonata anonima. C’è un numero telefonico, il 1522 che è stato attivato appositamente per queste situazioni. Un consiglio diretto ai vicini di casa, che sanno meglio di chiunque, cosa succede negli appartamenti limitrofi a che per non “impicciarsi” non si attivano per chissà quale timore. Chiamate il 112. Il silenzio, questo silenzio, è allo stesso modo una violenza. Forse quella persona non ha la forza di reagire. Forse quella persona non ha nessuno con cui parlare. Forse quella persona è prigioniera di se stessa e del suo amore. Aiutiamo chi è in trappola. Tutti abbiamo diritto di vivere liberi la nostra vita.

Quali sono le caratteristiche psico-culturali più diffuse tra coloro che compiono violenze domestiche?
I violenti a differenza di quello che si pensava fino a poco tempo fa non appartengono solo ad una fascia culturalmente medio bassa. Spesso sono diplomati, laureati ed appartengono a famiglie denarose."

L'inutilità del rancore

A cosa serve tenere rancore? È una questione di orgoglio, di rispetto verso se stessi o più una questione di immagine? In questa società dove chi resta a galla sono i furbi e i prepotenti, farsi vedere tolleranti (alcuni direbbero coglioni) diventa pericoloso e controproducente. Non è un problema di sottomissione suppongo ma una forma di sopravvivenza a questo malessere collettivo alimentato da insoddisfazioni. La sottomissione è uno stato iniziale che causa rabbia. La rabbia, se non sfogata, ne è l'origine. 

Il rancore è un sentimento poco intelligente e nocivo per sé stessi in quanto, non permette di superare il problema scatenante e quindi di reagire. Alimento di dolore e sofferenza, mantiene vivo quel sentimento d'astio che ci rende schiavi di un'infelicità che, nel tempo, metterà le radici e sarà parte della nostro quotidiano. Non vi sembra un atteggiamento autolesionista?

mercoledì 14 agosto 2013

Ante 8 agosto 2013 - Che ne sarà di loro?

Sono trascorsi sei giorni dall'approvazione del decreto e com'era prevedibile ed annunciato, altri due nuovi casi di femminicidio popolano testate giornalistiche e notiziari. Due casi apparentemente diversi ma uniti dallo stesso movente: l'ossessionante gelosia nei confronti di una ex moglie o fidanzata considerata una loro proprietà. Solo una domanda mi sorge spontanea sentendo i nuovi casi di Avola e di Verona. Viste le denunce depositate per stalking e le minacce scritte di morte annunciata, come ci si deve comportare in questi casi già avviati e mal gestiti rispetto all'ultimo decreto sul femminicidio? Tutti i casi denunciati finora verranno trattati insufficientemente discriminando tutte quelle donne che hanno avuto il coraggio di reagire ed agire prima dell'8 agosto? Le donne che stanno attualmente subendo e che hanno già sporto denuncia, che sono in attesa di processo che avverrà tra chissà quanti mesi, che hanno già chiesto quindi aiuto e che tutt'ora vivono nel terrore e nella paura come verranno tutelate e protette? Le uccisioni non si fermeranno perché é stato finalmente approvato un decreto, questo è certo. Chi commette questi reati non teme il carcere perché nemmeno ci pensa al dopo. Chi commette questi reati ha un unico e solo pensiero fisso: la vittima. La necessaria svolta culturale avverrà ma serve tempo, molto tempo. E nel frattempo?

venerdì 19 luglio 2013

Il counseling: un aiuto alla valorizzazione della persona e al riconoscimento delle sue potenzialità

In quest’epoca moderna di forte depressione sociale, economica e lavorativa la disperazione si tocca con mano e si sente viva nei discorsi delle persone. Lo scontento generale è tangibile e le notizie che i telegiornali ci propongono sono un chiaro segnale di emergenza. Aziende che falliscono quotidianamente, imprenditori e lavoratori, caduti nella più totale depressione, che decidono di togliersi la vita vedendola come unica soluzione. La realtà è spaventosa ed è evidente che c’è un estremo bisogno di supporto. L’intervento che in questi casi dev’essere attuato per fermare questa ondata di malcontento globale è un aiuto sulla persona. La crisi che più di tutte ha generato questa sorta di recessione è da imputare alla perdita di valore dell’essere umano. Oggi, l’unico elemento di valore riconosciuto è il denaro e tutto ciò che ne deriva. Siamo diventati schiavi dell’economia quando l’economia dovrebbe essere uno strumento per valorizzare al meglio la vita delle persone. Siamo diventati servi di una politica che non ci appartiene quando la politica dovrebbe essere volta al raggiungimento del bene collettivo. Ed è proprio sulla valorizzazione dell’essere umano che mi voglio soffermare dedicando il mio quarto articolo ad una figura professionale di rilevante importanza ed utilità: la figura del counselor. Il counselor è un professionista che aiuta il cliente a riflettere sulle proprie difficoltà, sviluppando nuove soluzioni al problema esistente. La maggior parte delle volte, il disagio esiste perché il soggetto non ha una reale visione della propria situazione e quindi vaga senza meta, facendosi sopraffare dalla negatività, ingigantendo il disagio, perdendo quei pochi punti fermi di cui dispone. La reale consapevolezza di sé è uno dei primi passi da raggiungere che il couselor facilita, sottolineando le condizioni di benessere attive attraverso il potenziamento delle risorse di cui già dispone. Per condizioni di benessere attive intendo la parte sana, matura e razionale del cliente che lavora, assieme al professionista, sulla parte immatura ed irrazionale di sé. Il couselor non esprime propri pareri ne tanto meno consiglia azioni da compiere. Il counselor favorisce e accompagna il soggetto alla risoluzione del problema. A differenza di un intervento psicologico o psicoterapeutico, il counseling fa del problema il punto di partenza attualizzandolo, senza ricercarne l’origine nel passato evolutivo del soggetto. La tecnica del counseling si svolge tra due persone, il counselor ed il cliente o tra il counselor ed un gruppo di persone (counseling di gruppo) attraverso il dialogo e la comunicazione empatica. La qualità della relazione che unisce il counselor ed il cliente determina la riuscita dell’intervento . La relazione si basa sulla collaborazione di entrambi nel rispetto dei ruoli e tanto più il counselor sarà autentico e coerente tanto più efficace sarà l’aiuto. Esistono vari approcci e varie tipologie di counseling. Essendo un intervento volto alla risoluzione di problemi evolutivi di un individuo in qualunque contesto sociale, lavorativo, familiare, etc.. è applicabile in ambiti diversi. Di seguito ne riporto alcuni: il counseling relazione (di coppia o familiare), il counseling scolastico, aziendale, ospedaliero, universitario, di orientamento o più specificamente oncologico, sessuologico o di sostegno a persone con gravi patologie fisiche. E’ evidente che questa tecnica non è applicabile a quei soggetti patologici che necessitano un intervento clinico medico terapeutico. La ricerca ed il riconoscimento delle proprie attitudini personali aumentano l’autostima ed incentivano il rendimento. Ecco quindi che la valorizzazione dell’essere umano viene riconosciuta come punto focale della riuscita individuale, familiare, lavorativa ed economica.

domenica 14 luglio 2013

Separazione di coppia e potestà genitoriale

Oggi volevo attirare la vostra attenzione sul significato di questi due concetti profondamente diversi ma, sempre più spesso,confusi o poco presi in considerazione. Si presuppone che, quando due persone, sposate o no, non si amano più si debbano lasciare, per il bene loro e perché vivere alla spalle dell’altro, non è mai rispettoso per l’ex partner e né tantomeno per se stessi . Detto questo, c’è un aspetto più importante da considerare, gestire e da mettere in primo piano: il destino del figlio. Premetto che non appartengo alla categoria di persone che,nonostante tutto, pensano si debba stare insieme per i figli, per non causare loro dei traumi e per non sentirsi in colpa nei loro confronti. La considero una presa di posizione arcaica ed un filo egoista, applicata e riconducibile ai tempi dei nostri nonni. Ma non ad oggi. Un elevato numero di studi e di ricerche hanno confermato che il trauma del figlio legato alla separazione è da imputare alla cattiva gestione della stessa. Una famiglia unita vive d’affetto,emana amore, rispetto, educazione, carezze e sorrisi. In una famiglia finta, separata “in casa”, di sicuro non c’è tutto questo ed il figlio percepisce un clima freddo, disinteressato e a volte ostile. Senza tener conto dell’insorgere di liti, offese, dispetti e nei peggiori casi, di violenza, magari di fronte al figlio. Il bambino assorbe tutto quello che vede e che sente e molto spesso, si pensa la causa del fallimento familiare.Tutto quello che un tempo era equilibrio, stabilità e riferimento adesso non c’è più ed è chiaro e comprensibile, che in lui nascano sentimenti di sofferenza, solitudine e di angoscia. Non potendosi confrontare con i coetanei per un sentimento di vergogna e nemmeno con l’adulto, il bambino si chiude in se stesso ed inizia un processo di auto colpevolizzazione molto dannoso. Questo esempio di famiglia non corrisponde al giusto e c’è il rischio che il bambino confonda l’affetto con l’ira ed il disprezzo. E’ evidente che in un contesto malsano, le sue paure, le sue continue domande senza risposta ed il bisogno di essere rassicurato non sono al primo posto dei problemi da risolvere e la frustrazione aumenta, con la comparsa di disturbi comportamentali e, nel tempo, di probabili patologie. Il genitore, troppo preso a fare il sostenuto in presenza dell’altro, concentrato a viversi la propria vita, a volte, pieno di rancore, tende a non accorgersi delle manifestazioni di disagio del figlio, anche perché molto spesso, non sono visibilmente esternate. Quando, al contrario, il bambino agisce e reagisce con comportamenti di lampante sofferenza, invece di intervenire e capire l’origine del problema, si cerca di attribuirne le colpe all’altro partner. Questo quadro disastroso, oltre a non risolvere un bel niente, crea ulteriore stress in una situazione già pesantemente stressante ed ancora una volta, si passa sopra al reale problema del figlio. La distinzione tra separazione e potestà genitoriale sta proprio in questo: mentalizzare ed accettare che si continuerà ad essere per sempre genitori di quel figlio avuto e voluto insieme e che, proprio per lui, è necessario quanto più obbligatorio, mantenere un rapporto civile in sua presenza. Con rapporto civile intendo fargli capire attraverso parole e fatti, che lui rimarrà sempre il figlio amato e che continuerà a ricevere lo stesso affetto anche da separati. Di rilevante importanza è anche la continuità di un filo educativo comune per evitare l’insorgere di scompensi. Il bambino, contrariamente a ciò che si pensa, potrebbe sviluppare un falso sé. Ciò significa che inizierebbe a comportarsi dalla mamma come fa piacere alla mamma e dal papà come fa piacere al papà. Contemporaneamente al falso sé, potrebbe presentarsi la situazione in cui il bambino si sente in dovere di prendersi cura del genitore (secondo lui) più fragile, quel genitore che durante la fase della separazione ha sfogato angosce, tristezze e pianti nei confronti dell’ex partner proprio con il figlio. Questi sono solo alcuni esempi di una situazione esasperata di una separazione mal gestita o non gestita affatto. Le dannose ripercussioni che interesseranno quella che una volta era una famiglia unita, sono molteplici. Più è forte e duratura la conflittualità, tanto più saranno gravi le conseguenze sul figlio. Per evitare questa carrellata di errori/orrori è indispensabile parlarne. Sarebbe opportuno iniziare una campagna di sensibilizzazione genitoriale generale, anche solo per un esclusivo interesse informativo. Per una più ampia tutela del minore, qualora nella coppie non ci fosse una corretta distinzione tra i due concetti , sarebbe necessario che il giudice decretasse un percorso psicologico genitoriale, volto al solo rapporto con il figlio. Il genitore ha il diritto ed il dovere di conoscere le conseguenze che si potrebbero manifestare sul proprio figlio. Quando è troppo tardi, gli interventi da preventivi diventano riparativi e sono limitati a non peggiorare ulteriormente il danno. La causa di quel danno sarete proprio voi. Non è un peso leggero da portare per il resto della vostra vita. Pensateci.

martedì 9 luglio 2013

Avete mai provato a guardare un problema di spalle?

A volte, chi ci chiede un consiglio vuole solo sentirsi rispondere con un’azione, se pur lontana da lui, mirata alla risoluzione del problema. E’ chiaro che una simile risposta  non volge all’aiuto vero e proprio ma, se in quel momento, capite che quella è la cosa migliore da fare, fatela. Se sentite che quello è il modo di avvicinare la persona a voi, per portarla ad un futuro stato di equilibrio, fatelo. In un secondo momento, ci sarà sicuramente la possibilità di chiarire, per rendere consapevole il soggetto delle sue possibilità innate. La via migliore per aiutare una persona è farle capire che la risposta è dentro di lei e che per trovarla, è sufficiente utilizzare il principio della riformulazione del problema. La riformulazione è la trasformazione/traduzione del problema espostoci, in maniera più chiara e concisa, utilizzando altre parole ma prestando attenzione a non introdurre elementi estranei, dettati dalla propria interpretazione. Questo ci permette di attivare un approccio empatico con la persona con cui si è entrati in relazione, facendole capire che abbiamo compreso il suo problema e che allo stesso tempo ce l’ha esposto in maniera chiara da permetterci di capirlo. La riformulazione sta proprio in questo. Permettere al soggetto di arrivare a elaborare il problema sotto altri punti di vista, per poterlo risolvere al meglio rendendosi conto, che la sua entità è assai inferiore rispetto all’origine. A volte, quando ci si sente in equilibrio con se stessi e si vuole aiutare chi ci sta vicino, si tende ad utilizzare un aiuto non consono al livello di partenza del soggetto rischiando così di non essere capiti o addirittura di essere fraintesi. E’ necessario quindi fare un passo alla volta, come abbiamo fatto noi stessi, per arrivare al raggiungimento della concezione esistenziale della consapevolezza di sé e del “qui ed ora”. E’ fondamentale quindi, che il soggetto arrivi autonomamente a capire che questo è possibile e che è possibile grazie alle proprie forze. La relazione d’aiuto che si attiva al momento della richiesta del consiglio, deve via via portare il soggetto al raggiungimento della comprensione e dell’accettazione della propria situazione. Attraverso il dialogo, la riflessione e la riformulazione è possibile innalzare il proprio livello di benessere  e raggiungere quello stadio di autenticità, che ci porterà ad una relazione alla pari tra soggetti che contemporaneamente danno e ricevono.

venerdì 28 giugno 2013

L'adolescenza e i nostri figli

Consideratemi arretrata, noiosa o come preferite, ma avete avuto l'occasione di sfogliare un giornalino per teenagers? A me è capitato per casualità e, a primo impatto, mi sono sentita turbata. Da genitore, ho provato una sensazione di profondo sconforto. Pagina dopo pagina, un continuo sfoggiate di abiti succinti, trucchi esagerati e poca sostanza, hanno innescato una serie di considerazioni e quesiti sui modelli che hanno oggi, i nostri figlie e le nostre figlie. È principalmente di questo che di tratta. Ho deciso quindi di scrivere, sperando di provocare riflessioni e magari dibattiti costruttivi.
Ma partiamo dal principio. 
La fase pre adolescenziale e adolescenziale è riconosciuta come la prima vera fase di conflitto individuale. In questo momento fisiologico depressivo, il bisogno di ribellione ed il costante pensiero di essere incompreso, sono al primo posto dei problemi di un'adolescente. Per non parlare degli sbalzi d'umore e della trasformazione sessuale e fisica del corpo. È noto, studiato e riconosciuto, che questa fase di crescita è caratterizzata dalla ricerca di una propria identità. Conseguenza della prima esperienza sessuale/sentimentale, del cambiamento del rapporto con i propri genitori, del riconoscimento in in gruppo di coetanei, ammettiamo, senza esitazioni, che in questi anni di continua trasformazione e ricerca, una soggetto ha il sacrosanto diritto di sentirsi sperduto. Per questo motivo e in questa fase di ricerca personale, il soggetto tende ad immedesimarsi e ad imitare qualcuno. Quel qualcuno, a volte, è il proprio idolo o l'amico più spavaldo e apparentemente più sicuro del gruppo. Ricollegandomi al giornalino e continuando a sfogliarne le pagine, m'imbatto in Justin Biber, cantante famoso per il suo stile di vita d'eccessi, Lady Gaga anche lei nota per eccessi e trasformismi eccentrici e ragazze a me sconosciute, in atteggiamenti provocanti. Sono principalmente giornalini che si rifanno a programmi e a personaggi americani famosi ma, lo show business e la cultura americana sono completamente diversi dai nostri target italiani e mi vien da dire per fortuna! Ho pensato a mia figlia e al fatto che per nessun motivo al mondo vorrei che sognasse di diventare così! È ovvio che non si può vietare un giornalino o un programma venduto come "adatto" a loro ma non è detto che lo sia. Mi rendo conto che i tempi sono cambiati e che cambieranno sempre più velocemente, ma evitando luoghi comuni e frasi fatte, il progresso non va sempre a braccietto con l'intelligenza, la coerenza e la moralità. Molto spesso è l'esatto opposto. L'adolescenza è una fase in cui ci si sente insicuri e vulnerabili, in cui iniziano le distinzioni tra coetanei e già questo provoca turbamento. C'è chi si sviluppa precocemente, chi invece tardivamente è in entrambe i casi è necessario che un genitore stia in allerta. Chi si sviluppa precocemente è più incline a frequentare persone più grandi e ciò comporta una tendenza a copiare ed imitare atteggiamenti non consoni alla propria età ma che per essere al centro dell'attenzione e per sentirsi parte del gruppo, il soggetto adotta comunque. Chi invece è più tardivo spesso e volentieri é oggetto di scherni e discriminazioni; ecco quindi che si sente costretto ad isolarsi e a chiudersi in se stesso. In entrambi i casi ci sono i presupposti per incorrere ad una crescita scorretta e a volte pericolosa. È invece riconosciuto che quanto più un soggetto si piace, sta bene con se stesso e con la propria immagine e ha fiducia nelle proprie capacità, tanto più riuscirà ad instaurare relazioni significative con il mondo circostante. Questi sentimenti positivi che l’adolescente prova nei confronti di se stesso aumentano anche la sua autostima che, come noto, risulta essere una delle risorse più importanti su cui un soggetto può contare per avere successo in diversi ambiti, sia scolastici, che familiari, che sociali. Ricordatevi genitori che un adolescente non sviluppa mente e corpo nella stesso lasso di tempo. I media, le pubblicità e i telefilm per adolescenti non danno di sicuro, quella che dovrebbe essere una sana impronta da cui partire. Ricordo i mitici anni 90.. Ci si confrontava con Friends, il principe di Bel Air, Beverly Hills 90210 e con Cioè, il giornalino con la copertina fronte/retro adesiva e con il gadget in omaggio. É chiaro che non si può tornare indietro e che tutto questo, oggi, non sarebbe più al centro dell'attenzione di un ragazzino, ma controlliamo gli eccessi e le loro errate interpretazioni. Un soggetto in questa fase acquisisce capacità logico-cognitive che gli fanno credere di essere in grado di capire il giusto e sbagliato. Non sempre é così. Un bambino felice, un adolescente accompagnato e sostenuto nel lungo e tortuoso sviluppo fisico e psicologico diventerà un adulto maturo e preparato per entrare nel mondo del lavoro, per crearsi una famiglia e per continuare la propria vita nella maniera più consona e serena possibile. Perché negare tutto questo ai nostri figli?