giovedì 23 maggio 2013

Una fabbrica in disuso: la scuola pubblica

Sono ormai giorni che penso alla scuola di oggi ed anche a quella di ieri. Sarà perchè ho due figlie che hanno da poco raggiunto l'età scolare o sarà perchè a 30 anni mi sono resa conto che, con la scuola, ho ancora un conto aperto... non lo so! Riflettevo sui professori che ho avuto e pensavo alle maestre di Sofia. E' impossibile non fare paragoni ed è impossibile non accorgersi che la maggioranza degli studenti considera l'imparare, una condizione pesante, psicologicamente inutile e noiosa. L'andare a scuola continua ad essere percepito e vissuto come un obbligo e come tutti gli obblighi, pesa.
Poi si cresce ed inevitabilmente si matura. Inizia quel processo evolutivo di consapevolezza che ti fa capire che hai affrontato gli anni scolastici con superficialità e poca intelligenza. Ad un tratto si realizza la voglia di rimettersi a studiare, di rimettersi in gioco. Improvvisamente ci si sente inappagati a livello personale perchè ci si rende conto di poter dare di più. C'è chi, nel frattempo, ha coltivato degli interessi, chi si rende conto di essere portato per una cosa piuttosto che un'altra, chi capisce che avrebbe potuto continuare a studiare ma che per svogliataggine o smania di diventare economicamente indipendente dai genitori, (situazione molto comune nei ragazzi di quell'età) ha lasciato tutto senza pensarci due volte o senza pensarci affatto.
Vi siete mai chiesti il perchè? Perchè a 18 anni siamo chiamati a decidere del nostro futuro sapendo che la maggior parte di noi farà la scelta sbagliata?
Ora proviamo ad invertire la domanda perchè, se ci pensate bene, la domanda da fare è un'altra. Perche a 18 anni non si è ancora pronti per fare una scelta? Dodici anni di studio ed insegnamento non sono sufficienti? Certo che lo sono, non scherziamo. Quello che non è sufficiente è il modo in cui viene offerto il prodotto allo studente. Non c'è amore, non c'è trasporto e a volte, addirittura, si percepisce la fretta di arrivare a fine giornata. Scegliere di fare l'insegnante significa addossarsi innumerevoli responsabilità e non tutti sono portati. L'insegnante deve avere una personalità che attrae, deve emanare positività e deve essere in grado di diffondere il suo sapere creando curiosità, con le parole, con le espressioni del viso e con i gesti. L'insegnante ha l'obbligo morale di trasmettere amore per la sua materia; un affascinante parlatore, ecco cosa deve essere e gli allievi devono pendere dalle labbra del suo sapere. Non è questione di essere più o meno sdolcinati ma ritengo che non c'è altro modo per invogliare un ragazzino se non, con la curiosità. Come si può pretendere che un ragazzo ricordi un fatto, un argomento se la trasmissione di quel fatto o di quell'argomento non è stata attraente, accattivante o provocatoria? Siamo nel 2013!! I ragazzi sono esposti a qualsiasi cosa e in qualunque maniera senza limiti di nessun tipo; non c'è pudore, non c'è moralità e non c'è controllo.
Sono consapevole dell'esistenza di elementi di disturbo quali riforme malfatte, stipendi poco lusinghieri e responsabilità per niente riconosciute ma gli studenti non devono essere penalizzati dal marcio che c'è e che non c'entra nulla con il verbo INSEGNARE! E' comunque del loro futuro che stiamo parlando o no? Se vogliamo pretendere che la scuola smetta di sfornare individui ignoranti, privi di sani interessi e con una reale consapevolezza di sè dobbiamo intervenire. C'è un'altra realtà da considerare: la famiglia. Il connubio scuola/famiglia sta diventando un utopia. Se non possiamo contare sull'aiuto della famiglia non c'è via d'uscita. Sbagliato!!! Se la scuola iniziasse seriamente a diventare un'arnia e producesse miele (insegnamento) di ottima qualità (interesse), l'ape ne sarebbe comunque attratta, anche provenendo da un alveare di bassa qualità (famiglia). Se la famiglia non dimostra interesse e non coglie la scuola come una meravigliosa possibilità di arricchimento per il proprio figlio non ci si può arrendere dicendo " io chi ho provato". Si deve puntare sull'individuo vergine e lo si deve crescere, insegnadogli l'amore per la conoscenza. Se crescerà curioso di imparare sarà salvo, e con gli anni, potrà distinguarsi dall'alveare d'origine mediocre. Siamo esseri umani e ciascuno di noi nasce con delle doti, delle attitudini e delle qualità che, con lo studio e la scoperta di sè, emergeranno e non faranno che produrre stupore, positività; l'alunno inizierà ad arricchirle, a sentirsi particolarmente bravo in quella cosa e questa consapevolezza di sè incrementerà la sua voglia di sapere. La scuola deve essere presentata come fonte di arricchimento personale e non come un obbligo. Davvero avete intenzione di dire ai vostri figli "studia anche se non ne hai voglia perchè da grande ti servirà" oppure "capirai che studiare è importante quando sarai grande"? Ditemi di no, vi prego perchè è avvilente. Ho una figlia in seconda elementare e da un'anno, cerco di intervenire in maniera costruttiva con le insegnanti, esponendo la realtà dei fatti, denunciando mancanze a livello di interessamento del dovere, che secondo me, se non prese per tempo, saranno deleteree negli anni. Per ora sto parlando con i mulini a vento ma l'arresa non fa parte del mio carattere. Ho un'altra figlia e, se le cose non subiranno cambiamenti, la indirizzerò diveramente (se me lo potrò permettere) e questo perchè io ho a cuore il presente ed il futuro delle mie bambine. Continuerò comunque a scontrarmi con questa incomprensibile fossilizzazione dell'istituzione scolastica e con la società che la circonda che continua imperterrita ad esserne spettatore disinteressato.

La scrittura

Se sapeste quanto mi è stata utile in passato e quanto continua ad esserlo... La mia cara amica penna arriva sempre nel momento giusto e con una profonda empatia percepisce i miei bisogni. Non mi da consigli, ne mi dice cosa fare, semplicemente mi ascolta. I suoi silenzi e la nostra più intima solitudine si trasformano in magiche meditazioni che si riflettono in pensieri ed emozioni trasferiti su carta. La scrittura è meravigliosa. Spalanca porte chiuse da anni e rende possibili accessi a proprie sezioni mentali ancora sconosciute. Efficacissimo palliativo in situazioni di sfogo, in alcuni casi, può divenire terapeutica. Ho riscoperto questa mia passione un anno fa ed ora scrivo praticamente sempre ed ovunque! Poi attendo che arrivi la sera; non quella stessa sera ma, una della tante, la prima con un orario accettabile, in cui mi sento meno stanca del solito. Inizio quindi, a riordinare il tutto e come per incanto, mi accorgo che quanto ho scritto nei giorni addietro prende forma, ha un senso ed un filo logico. Mi limito a fare un lavoro di taglia ed incolla e poi inizio a leggere. Una, due, tre volte, anche dieci se necessario! Terminato il lavoro, mi faccio sempre la solita domanda: "Perché lo faccio?" La risposta è sempre la stessa: "Perché condividere fa sentire bene, perché scrivendo, posso rianalizzare il problema o la riflessione e perché rielaborare aiuta moltissimo." La mia vita sta diventando un assiduo richiamo di note ed appunti ed il mio cervello è un continuo parto di riflessioni che, se non trascrivo, mi danno il tormento. L'unico modo per togliermele di dosso è scriverle. Qual è il problema? Nessuno in realtà, sennonché da una parola nascono fiumi di pagine che, ad un tratto, iniziano a scriversi da sole. Pagine fluide che scorrono come l'acqua e che danno il buongiorno al sole. Bentornata penna, mia cara vecchia amica.