sabato 31 agosto 2013

Siate esseri essenziali

Allietatemi della vostra quotidianità, scrivete dei vostri sogni, delle vostre aspirazioni. Abbiatene sempre. Fatele vostre e allo stesso condividetele, per permettere a chi ha piacere di ascoltarvi, di conoscervi più a fondo. Fatevi ispirare da tutto quello che vi circonda e catturatene il meglio perchè vi potrà servire quando meno ve lo aspettate. Non etichettate niente come banale o poco significante perchè, per altri, potrebbe non esserlo. Fatevi ispirare dai colori che questa meravigliosa stagione ci offre, dal timido calore del sole prima che diventi violento con l'arrivo dell'estate. Godete del profumo delle piante in fiore, dell'erba appena tagliata, fatevi trasportare dalla danza delle foglie accarezzate dal vento. Assaporate ogni istante che la vita vi offre e consideratelo speciale; vivetelo intensamente. Non lasciate spazio alla superficialità, alla futilità e alla frivolezza perchè non vi lasceranno nulla se non un tristissimo vuoto. Abbandonate il superfluo ed abbracciate l'essenziale. Vi sentirete nuove, ricche, colme di positività che nutrirà la vostra essenza e quella di chi vi circonda.

lunedì 26 agosto 2013

La questione del popolo siriano

         


2000000 siriani sradicati nel loro territorio in balia del loro triste destino
1000000 i bambini siriani che l’hanno abbandonato
1703 i civili morti nella notte del 21.8.2013 con il gas nervino
10000 i feriti di quella notte

Sono cifre che oramai sappiamo tutti e che riecheggiano (anche se non come dovrebbero) ai notiziari.
Ma non sono cifre, nemmeno dati, tanto meno numeri. No. Sono persone, sono civili, sono bambini e sono tali e quali a noi. Avevano una loro vita, una casa, una famiglia ed un lavoro ed ora per volontà di qualcuno non hanno più nulla. Ho notato che nelle notizie fornite dai media e riportate nei giornali manca lo stesso denominatore comune: l’umanità. Certo, le foto circolano, i video pure ma sono tristemente convinta che sia solo per lo scalpore del macabro perché lo sappiamo tutti che più la notizia è inquietante e più attira l’interesse pubblico. Si parla del tipo di attacco, si fa la conta dei morti, si ipotizza chi l’ha attuato e si cerca di capire chi deve intervenire, come e quando. E si aspetta… Intanto il tempo passa, la miseria e la devastazione aumentano ed avanzano ininterrottamente. Tralasciamo per un momento numeri ed analisi e cerchiamo invece di capire realmente cosa significa vedere sterminata la propria famiglia o veder violentata la propria figlia e la propria moglie davanti agli occhi ancora e ancora e ancora senza poter intervenire se non venendo uccisi. Gli autori delle violenze sono la polizia, quella polizia che dovrebbe tutelare, che dovrebbe incarcerare chi commette questi reati. Proviamo a capire che significa salvarsi da un bombardamento e correre all'impazzata in preda al terrore, urlando nomi sperando in una loro risposta, per cercare di trovare vivi i propri bambini, il proprio compagno, la propria madre. Cerchiamo di capire cosa significa trovarli morti, spezzati e tenerli tra le proprie braccia in un pianto inconsolabile, impotenti difronte ad un maledetto destino. Pensate a quei bambini che, per istinto di difesa dei loro genitori, sono diventati orfani e che ora sono soli, in un ambiente tetro, di violenza e di morte. Un luogo dove tutto ha lo stesso colore e lo stesso odore, dove tutto è ricoperto di polvere e lacerato da macerie, dove i morti giacciono riversi per le strade. Riuscite a capire le dimensioni e la gravità in tutto questo? Da questa realtà emergono enormi problemi di salute fisica, psicologica, problemi di igiene che hanno raggiunto livelli assurdi. Ipotizzate di essere dispersi in tutto questo e peggio ancora di avere dei bimbi con voi e di non avere né cibo e né acqua. Immaginate per un istante che succeda a voi e che succeda ai vostri figli. Non vi si gela il sangue? Beh a me sì e mi si blocca pure lo stomaco. Quello che io vi chiedo è che fareste al loro posto? Non scappereste? Non cerchereste un rimedio, un rifugio, non tentereste di trarre in salvo i vostri figli, voi stessi e i vostri cari? Ci sono mamme che arrivano a dare in spose le proprie figlie giovanissime sperando di dare loro un futuro migliore, per sottrarle dalla prigionia dei campi profughi. Il rispetto della condizione umana è andato perduto. Chi vive nel terrore, nell'angoscia, nella privazione e nella violenza viene pesantemente condizionato sia fisicamente che mentalmente. La disperazione porta tragedia perché la sopportazione a tutto questo male non può essere infinita e l’essere umano esasperato diventa instabile e vulnerabile, compromettendo i rapporti con il prossimo.  Per non parlare delle persone affette da handicap o malate di malattia degenerative, di tumori. Per loro è morte certa. Non ci sono più cure, non c’è più assistenza e non ci sono più strutture, non c’è rimasto più nulla. Ma la popolazione siriana non vuole arrendersi! La popolazione siriana ama il proprio paese e ci vuole restare! Sogna una Siria libera, democratica, civile dove poter vivere e far vivere i propri figli. Il passo però è difficile, doloroso e molto lungo. Ma non è aspettando che si arriva ad una soluzione. Servono aiuti di tutti i tipi e non solo cibo e acqua. Servono medicine, personale specializzato che parli la loro lingua per cercare di aiutare le vittime di abusi e di violenze, serve speranza nei campi profughi perché non c’è né più. D’ora in avanti quando sentirete parlare di vittime e di sopravvissuti, quando sentirete parlare di profughi e di sbarchi pensate alle persone e pensate da cosa scappano. Alla luce di questi fatti volevo spendere alcune parole per quegli italiani che invocano il ritorno  di questi immigrati nei loro paesi d’origine. Le loro motivazioni sono pressoché le stesse e ve ne cito alcune tralasciando quelle più colorite: “Sono tutti delinquenti”, “Non lavorano e vivono con i sussidi statali che paghiamo noi italiani”, “ Se rimanessero a casa loro noi staremo molto meglio”, “Gli costruiamo anche le chiese” e potrei veramente continuare a lungo.
Ci sono molte riflessioni da fare a riguardo ma mi soffermo solo su quelle, a mio parere, più importanti.
Questa gente scappa da questo scenario di guerra per non morire e per avere un futuro di libertà per se stessi e per i propri figli. Quella libertà di cui noi godiamo che ci permette di vivere, di mangiare, di lavorare, di poter istruire i nostri figli senza aver paura di venire uccisi o torturati da un momento all'altro. Attraversano il Mediterraneo perché non hanno altra possibilità di fuga con un unico pensiero: la speranza di arrivare vivi e di poter vivere una vita libera, serena e rispettosa. La speranza di poter congiungersi con i propri familiari che sono già integrati in Germania, in Svezia e in Norvegia. Vi siete mai chiesti perché in altri paesi del nord Europa le persone convivono nel rispetto? Anche in questi paesi hanno chiesto ed ottenuto asilo politico. Allora perché è possibile una convivenza civile? La risposta è sempre e solo la stessa. Perché negli altri paesi c'è una politica di integrazione efficace ed efficiente. Perché l'immigrato può valorizzarsi e lavorare. Perché la delinquenza, tutta la delinquenza, viene punita e debellata. Perché in questi paesi ci sono chiese cattoliche chiese protestanti e moschee e vige il rispetto verso il prossimo e le regole. Allora chi c'è alla base di questa incompetenza e inadeguatezza di gestione e trattamenti? Chi se non lo Stato italiano? In Italia la delinquenza è tollerata e permessa. I richiedenti asilo non vogliono rimanere in Italia perché né conoscono la situazione. Loro vogliono raggiungere i loro familiari ma c'è un regolarmente, la Dublino II,  che glielo vieta. Il primo Stato membro che riceve l'immigrato deve accoglierlo ed accettarne l'asilo. Ecco perché i siriani (e non solo) che arrivano nei centri accoglienza non vogliono farsi riconoscere. Perché facendolo sarebbero costretti a rimanervi per lungo tempo e non potrebbero più raggiungere i loro familiari. Dov'è in tutto questo, il diritto di scelta (accesso alle procedure di richiesta d’asilo nei paesi europei dove risiedono i familiari)  ed aggiungo io, per giusta causa?

giovedì 22 agosto 2013

Un’intervista sul fenomeno della violenza domestica

E' stato per me un piacere rispondere alle domande del Prof. Domenico Cammarano del autore del blog http://neodemocraziasociale.altervista.org che ringrazio sinceramente per aver introdotto questo tema sul suo blog e per contribuire alla diffusione di questo argomento molto delicato ma allo stesso tempo molto radicato in Italia. In realtà è un fenomeno diffuso da tempo ma che solo da un anno spopola i notiziari ed i talk show quotidiani. Questo fa riflettere sulla difficoltà del suo riconoscimento nei vari ambienti sociali, politi ma soprattutto culturali. Ecco l'intervista. Spero la troviate interessante.

 "Negli ultimi tempi mi sono interessato del problema della violenza in generale e quello particolare che avviene nell'ambiente domestico, che coinvolge in modo particolare le donne e i bambini. Ho letto, come un po’ tutti, fatti di cronaca, ho ascoltato con attenzione i commenti e le valutazioni di politici e uomini di governo a proposito della legge approvata proprio agli inizi del mese in difesa delle donne, ho ascoltato le valutazioni di giornalisti e psicologi sulla fenomenologia della violenza domestica. Ho “sfogliato” le pagine dei siti e dei blog presenti nella rete, per conoscere quella parte degli Italiani che non appartiene al mondo dei mass-media, che ha fatto esperienze sul problema della violenza e che qualche volta è addirittura una vittima di questo fenomeno patologico della nostra società. La signora Babetto ci ha gentilmente concesso un’intervista, ponendo in luce vari aspetti del fenomeno che sintetizzano questioni studiate con particolare attenzione, tratte anche da esperienze dirette di tante vittime, che spesso si rivolgono a lei nella semplice veste di amica per un sostegno psicologico, un po’ come avviene per la figura del counselor, sempre più diffusa nell'ambito di tante situazioni sociali di sofferenza.

Signora Babetto quali sono le cause più diffuse della violenza domestica?
Sa è buffo. In questo preciso istante centinaia, forse migliaia di donne stanno subendo violenza all'interno delle mura domestiche. Alcune di loro mi stanno scrivendo, proprio ora. E’ triste mi creda. Vede, nonostante l‘iter della violenza si compia indistintamente in quasi tutte le situazioni, la causa scatenante è l’unica variabile. Tuttavia è preferibile parlare di concause che vanno a loro volta distinte dai fattori rafforzanti come l’abuso di alcool o di stupefacenti.  Una gravidanza, una presa di posizione inaspettata da parte della partner, la richiesta di una separazione, l’ossessionante gelosia, l’uscita con un’amica fonte di preventiva discussione sono tutte possibili cause scatenanti che chiaramente vanno a sommarsi ad altre e che ad un certo punto sfociano in violenza.

Qual è generalmente la reazione delle vittime?
C’è una premessa da fare prima di rispondere a questa domanda. Le donne che subiscono questi reati sono soggetti che per qualche motivo, che può essere legato ad un trauma o ad una mancanza avuti nell'infanzia o nell'adolescenza  hanno delle carenze caratteriali evolutive e psicologiche. Sono scarse di autostima, si affidano al giudizio sulla loro competenza casalinga e di coppia al partner, si prostrano ai figli e al marito che ordina e decide, se “rimproverate” non rispondono e incassano sentendosi in colpa, etc. Per non parlare del tanto diffuso “spirito da crocerossina” che porta a far credere alla vittima che con l’amore, la comprensione, il perdono e la protezione si possa cambiare uomini simili risolvendo così il problema. E’ evidente che la loro concezione dell’amore e del rapporto di coppia non è di certo fondata sul rispetto reciproco, sulla comprensione e sulla parità. Questa inconscia deviazione concettuale è fuorviante. Detto questo, la reazione iniziale delle vittime è di sgomento, di incredulità. Sono frastornate, non capiscono il motivo del gesto e subito dopo si convincono che non succederà più. Provano vergogna e per merito della convincente spiegazione del partner vengono pian pianino indotte a pensarsi la causa. La violenza fisica avviene dopo una duratura, pressante e frequente violenza psicologica che piano piano lavora di nascosto, privandola di quel briciolo di autostima che le era rimasto. In maniera subdola e silenziosa si insedia nella mente dell’abusata che continua ad essere valvola di sfogo del partner con insulti in privato e in presenza di terze persone, continuando ad umiliarla facendola sentire inadatta a tutto.

Quali sono le conseguenze per la vittima e dei minori quando rimangono coinvolti nelle violenze domestiche?
Le vittime di abusi domestici incorrono a forti depressioni. Si isolano da tutto e da tutti, a volte parlano solo se interpellate e cercano di avere atteggiamenti il più possibile servili per evitare l’insorgere di qualsiasi discussione che potrebbe sfociare in violenza fisica. Quando la violenza perdura vi è una forte probabilità che la vittima inizi a bere o ad assumere stupefacenti per tentare di alleviare temporaneamente la pressione mentale costantemente alimentata dalla situazione. Possono inoltre comparire disturbi psico-somatici, attacchi di ansia e/o di panico, pensieri suicidi come unica via d’uscita. Nel caso in cui la vittima abbia un lavoro è frequente il licenziamento dovuto a lunghe assenze per malattia causate dall'incapacità lavorativa per impedimenti psichici. Per quanto concerne le conseguenze visibili possiamo parlare di lividi, contusioni, abrasioni, gonfiori e sanguinamento del cuoio capelluto per trascinamenti a terra o strappi di capelli.
Se la violenza avviene in presenza di minore le conseguenze si protraggono nel corso degli anni, determinando difficoltà relazionali e comportamentali più o meno gravi. La gravità deriva dall'età del minore, dalla tipologia di violenza assistita o diretta e da quanto tempo ne è succube. Il bambino non ha la possibilità di scegliere o rifiutare quello che succede  in famiglia e per sopravvivenza si adatta e si sottomette a quello che gli viene offerto sia esso positivo che negativo. Anche il bambino, come l’adulto, spesso si attribuisce la colpa di quello che succede e l’essere esposto continuamente a preoccupazioni, ansie, forti stress, paure, confusione ed impotenza può comportare disturbi patologici di rilievo. E’ comune che maturi anche precocemente, atteggiamenti compiacenti gravi verso l’abusante. Questi bambini sono esposti a depressioni che a volte incorrono ad istinti suicidari, relazioni violente captate come atteggiamenti normali, rabbia, difficoltà scolastiche e di apprendimento, disturbi alimentari, del sonno, disturbi psicosomatici e organici, e a moltissime altre manifestazioni devianti che minano il corretto sviluppo evolutivo.

In che modo possono intervenire i comuni cittadini, i vicini di casa, che sono testimoni di questi episodi di violenza?
Tutti coloro che sono testimoni di violenze devono assolutamente intervenire! Questo è un gesto fondamentale e come tale va compiuto. Se avete amiche, conoscenti, se assistite o se vi vengono raccontati episodi di violenza non fate finta di nulla. Se non sapete a chi rivolgervi e cosa fare, se non volete essere coinvolte potete fare una telefonata anonima. C’è un numero telefonico, il 1522 che è stato attivato appositamente per queste situazioni. Un consiglio diretto ai vicini di casa, che sanno meglio di chiunque, cosa succede negli appartamenti limitrofi a che per non “impicciarsi” non si attivano per chissà quale timore. Chiamate il 112. Il silenzio, questo silenzio, è allo stesso modo una violenza. Forse quella persona non ha la forza di reagire. Forse quella persona non ha nessuno con cui parlare. Forse quella persona è prigioniera di se stessa e del suo amore. Aiutiamo chi è in trappola. Tutti abbiamo diritto di vivere liberi la nostra vita.

Quali sono le caratteristiche psico-culturali più diffuse tra coloro che compiono violenze domestiche?
I violenti a differenza di quello che si pensava fino a poco tempo fa non appartengono solo ad una fascia culturalmente medio bassa. Spesso sono diplomati, laureati ed appartengono a famiglie denarose."

L'inutilità del rancore

A cosa serve tenere rancore? È una questione di orgoglio, di rispetto verso se stessi o più una questione di immagine? In questa società dove chi resta a galla sono i furbi e i prepotenti, farsi vedere tolleranti (alcuni direbbero coglioni) diventa pericoloso e controproducente. Non è un problema di sottomissione suppongo ma una forma di sopravvivenza a questo malessere collettivo alimentato da insoddisfazioni. La sottomissione è uno stato iniziale che causa rabbia. La rabbia, se non sfogata, ne è l'origine. 

Il rancore è un sentimento poco intelligente e nocivo per sé stessi in quanto, non permette di superare il problema scatenante e quindi di reagire. Alimento di dolore e sofferenza, mantiene vivo quel sentimento d'astio che ci rende schiavi di un'infelicità che, nel tempo, metterà le radici e sarà parte della nostro quotidiano. Non vi sembra un atteggiamento autolesionista?

mercoledì 14 agosto 2013

Ante 8 agosto 2013 - Che ne sarà di loro?

Sono trascorsi sei giorni dall'approvazione del decreto e com'era prevedibile ed annunciato, altri due nuovi casi di femminicidio popolano testate giornalistiche e notiziari. Due casi apparentemente diversi ma uniti dallo stesso movente: l'ossessionante gelosia nei confronti di una ex moglie o fidanzata considerata una loro proprietà. Solo una domanda mi sorge spontanea sentendo i nuovi casi di Avola e di Verona. Viste le denunce depositate per stalking e le minacce scritte di morte annunciata, come ci si deve comportare in questi casi già avviati e mal gestiti rispetto all'ultimo decreto sul femminicidio? Tutti i casi denunciati finora verranno trattati insufficientemente discriminando tutte quelle donne che hanno avuto il coraggio di reagire ed agire prima dell'8 agosto? Le donne che stanno attualmente subendo e che hanno già sporto denuncia, che sono in attesa di processo che avverrà tra chissà quanti mesi, che hanno già chiesto quindi aiuto e che tutt'ora vivono nel terrore e nella paura come verranno tutelate e protette? Le uccisioni non si fermeranno perché é stato finalmente approvato un decreto, questo è certo. Chi commette questi reati non teme il carcere perché nemmeno ci pensa al dopo. Chi commette questi reati ha un unico e solo pensiero fisso: la vittima. La necessaria svolta culturale avverrà ma serve tempo, molto tempo. E nel frattempo?