domenica 22 settembre 2013

La dote pakistana

Ieri molti quotidiani online hanno pubblicato una terribile notizia che vi riporto di seguito per correttezza e per miglior comprensione:

“ - Pakistan, suicidio di 4 sorelle. Il p
adre non ha soldi per la dote, quattro sorelle si suicidano. - Quattro sorelle si sono tolte la vita gettandosi in un canale dopo aver discusso con il padre che non poteva permettersi di dare loro una dote. Una quinta sorella, gettatasi anche lei nel canale, è stata salvata dalla gente che si è tuffata nella speranza di evitare la tragedia. Il dramma famigliare si è consumato a Mailsi, un villaggio rurale nella zona meridionale del Punjab. Protagonista della vicenda, un povero contadino, Bashir Ahmed Rajput. La sua colpa: non avere soldi da offrire in dote per far sposare le figlie. Delle cinque donne, le quattro maggiori di 45, 43, 38 e 35 anni sono annegate mentre la più piccola di 31 anni, Fatima, è stata salvata dai soccorritori. I corpi di due di loro sono stati trovati, mentre delle altre sono ancora in corso le ricerche.” (Da Today.it)

I commenti lasciavano a desiderare. Molti offensivi, altri superficiali, alcuni, con coraggio hanno optato per una stupidissima ironia e gli immancabili fuori luogo, che fanno parte di quella numerosa tipologia di utenti che commentano senza nemmeno leggere l’articolo. Una tragedia da “altro mondo” che punta il dito sull’arretratezza di un popolo che non potrà mai integrarsi o semplicemente pazzia? Il desiderio di capire il perché al giorno d’oggi ci si suicida anche per questi motivi è stato forte ed ecco la decisione di approfondire le mie conoscenze sul Pakistan.
Prima però volevo sottolineare un concetto che dovrebbe essere sempre preso in considerazione. Ogni qual volta che si deve commentare o riportare riflessioni su fatti accaduti in determinati paesi bisogna, per coerenza, fare i conti con tre punti fondamentali: la condizione sociale, la mentalità e l’istruzione e la posizione geopolitica del paese stesso. Non si può avere la presunzione, come accade spesso tra noi occidentali, di considerare egiziani, israeliani, pakistani, iracheni allo stesso modo ma non perché uno è più meritevole dell’altro ma proprio per i motivi che ho elencato prima. Il fatto che siano tutti paesi appartenenti al mondo musulmano e che parlino tutti l’arabo non è un buon motivo per stupidi luoghi comuni. E’ anche inutile e poco intelligente fare paragoni con l’Occidente. Lo so che possono sembrare parole scontate ma credetemi, non lo sono affatto.
Il Pakistan è uno dei paesi più poveri del mondo (il terzo secondo Save the Children), un paese in cui nelle campagne rurali, come può essere quella dell’articolo, la vita è regolata pesantemente dalle tradizioni. Ancora oggi le ragazze si sposano intorno ai dieci anni, raramente oltre i quattordici. L'età media dello sposo è intorno ai 16 anni e non supera quasi mai i 24. I matrimoni sono combinati e si contratta anche la dote. La dote è un elemento fondamentale nel matrimonio indiano e pakistano e, per le famiglie più povere che non sono in grado di sostenerla, può diventare un motivo di disperazione: una donna senza dote, infatti, non può sposarsi. Stiamo parlando di un paese in cui la c
ontraccezione è praticamente sconosciuta, in cui i genitori cercano di vendere i propri figli perché non sono in grado di nutrirli nella speranza di dar loro un futuro migliore, un paese in cui si distinguono i più poveri tra i poveri. Per concludere pongo come sempre una riflessione che mette in primo piano la tragica decisione di queste sorelle che hanno preferito suicidarsi piuttosto che continuare la loro esistenza senza sposarsi e finire quindi alla mercé di parenti chissà rischiando e subendo che cosa.

mercoledì 18 settembre 2013

Dalla parte degli educatori: rivelazioni di un sondaggio tra mamme

Quello che sto per scrivere è il risultato di una serie di interrogativi personali che ho deciso di proporre pubblicamente, trasformando delle mie riflessioni in quesiti. Il tema è la possibilità di rapportarsi con educatori di sesso maschile in ambienti della scuola d’infanzia e degli asili nido. Questi domande sono un’elaborazione personale conseguita dalla lettura di libri sugli stereotipi di genere impressi nei bambini sin dai primi mesi di vita, con l’intento di conoscere l’opinione pubblica femminile attuale. Sono stata piacevolmente sorpresa sia dal riscontro che hanno suscitato, sia dalle risposte che ne sono scaturite. Le donne e mamme che sono intervenute provengono da tutto lo stivale ed appartengono a diverse categorie. Ho appositamente pubblicato il post sia su vari gruppi di mamme single, sia su pagine dedicate a mamme e bambini in generale ed a questo proposito vorrei ringraziare Jessica Cancila, amministratrice della pagina “Parlare con i bambini”  che si rivela sempre disponibile e molto collaborativa e le sue assidue lettrici ed il gruppo “Mamme single…La rinascita” che, con i suoi membri, ha partecipato con numerose risposte ponendo riflessioni davvero meritevoli.

Le domande riportate nel post sono le seguenti:
“Come vedreste una scuola materna o un nido con educatori misti (uomini e donne)? Perché nonostante tutte le rivendicazioni tra parità di sessi, questo "lavoro" viene esclusivamente considerato da donne? La visione genitoriale dei bambini di questa età non prevede una figura maschile costante come quella femminile? Conoscete o avete frequentato realtà miste?”

Riporto di seguito alcune delle risposte:
- A Brugherio (MB) abbiamo qualche maestro e devo dire che i bambini si trovano benissimo... un diverso punto di vista e di approcciarsi, ma sempre un arricchimento, io sono super favorevole.

- Al comprensorio Montessori dove mando mio figlio al nido, che comunica comunque con la materna, che a sua volta comunica con la primaria c'è un educatore e io ne sono felicissima ! Crea l'equilibrio di una casa dove ci sono figure maschili e femminili e dà gli input che solo una figura maschile può dare. Bellissimo sia x i maschietti che hanno il modello maschile, sia per le femminucce. Sono d'accordissimo e ci vorrebbero più uomini, specie nelle materne e ancor di più nelle primarie.
- … sono altresì convinta che un buon educatore sia mille volte più in gamba e sensibile di certe bestie di educatrici nonostante siano femmine, donne e mamme !

- La figura maschile è FONDAMENTALE a qualsiasi età di una bimba o bimbo... ci sono bambini che per motivi di esigenze lavorative dei loro genitori sono costretti a stare in asilo o scuola materna fino al tardo pomeriggio... diamo almeno il diritto a questi bambini di poter avere una figura sia femminile che maschile durante la giornata... sicuramente ci sarebbero bimbi più equilibrati e sereni e meno pianti !!! Sarebbero più urgenti le "quote azzurre" negli asili che quelle "rosa" in parlamento... i bambini sono il nostro FUTURO !!!! Diamo loro i diritti che gli spettano !!

- Mio figlio frequenta la materna adesso, ma quando era al nido c'è stata una sorta di sperimentazione di un uomo educatore. La cosa è piaciuta a tutti i genitori. Questa persona è di Parma ed era venuta a vedere la realtà milanese.

- Sono educatrice di nido .....ho lavorato con un paio di educatori maschi.....sono figure molto importanti nella crescita dei bimbi.....perché portano punti di vista e creatività che a volte a noi "femmine" sembrano scontate.

- Mi è capitato di avere colleghi nella scuola dell'infanzia statale dove insegno e sono bravissimi, ma ce ne sono pochissimi.

Si può notare sin da subito, che non c’è pregiudizio da parte delle donne madri che vedono questa possibilità come un arricchimento per il proprio figlio maschio o femmina che sia. Alcune educatrici che sono intervenute lo descrivono come un ottimo supporto soprattutto per quelle situazioni familiari in cui manca la figura maschile, altre invece lo considerano come un’opportunità di vedute più ampie nella gestione del bambino nel quotidiano scolastico. Non sono mancati i pareri contrari di alcune mamme (un 10%), anche se più che contrari preferirei dire preoccupati, che avvalorano la loro opinione parlando di fattore biologico “I bimbi della materna partono dai due anni e mezzo tre, sono quindi piccini e hanno bisogno di coccole, protezione, dolcezza. Quale figura può ricoprire al meglio questo ruolo se non una figura femminile?? Alle volte sono donne già mamme e quindi a maggior ragione comprendono il bambino!!!”, fattore personale “… io avrei un 'problema' all'idea che sia un uomo a maneggiare le parti intime di mia figlia.” (cambio pannolino e accompagnamento al bagno) mentre altre rivendicano una sorta di incompetenza sessista che è stata prontamente respinta dall’intervento di un’altra mamma, rifacendosi alle notizie apprese dai media che vedono protagoniste le donne educatrici di asili nido come mostri violenti e senza cuore “è anche vero che in molte scuole che sono giunte sui giornali in questi mesi parlavano di maestre e quindi di donne. . . eccezioni sì. . ma sempre donne”.
Insomma di tutto di più, ma sempre con contenuto ed analisi e con una buona dose di consapevolezza in quanto protagoniste di un’epoca di evoluzione sociale importante sebbene molto lenta ed molto spesso tragica.
Storicamente gli uomini hanno acquisito la possibilità di accedere alle scuole materne e dell'infanzia già dal 1981 ed anche se la loro presenza rimane tutt’oggi isolata ed a volte penalizzata da colleghe donne, vengono considerati come una risorsa che crea beneficio.
Da una verifica sulla provenienza delle risposte, ho constatato che le maggiori fonti che affermavano la presenza di educatori nelle materne e nei nidi era toscana.
Per quanto mi riguarda sono assolutamente favorevole ad un insegnamento misto dando per scontata la competenza e la preparazione e sono altresì convinta che i bambini, crescendo in queste realtà sin da piccoli, riuscirebbero a bypassare quelle etichettature che vedono la donna dedita al cambio pannolini e all’accudimento e l’uomo dedito a lavori extra che non si approcciano con la realtà infantile. Contribuirebbe sotto un certo punto di vista, ad una sorta di parificazione dei ruoli genitoriali. Lo considererei un notevole arricchimento psicologico evolutivo. Questa idea dell’attitudine innata femminile è un fardello che ci portiamo appresso da secoli. Da quando un padre non può vivere appieno la propria paternità sin dai primi mesi? E se lo può fare un padre perché questo non può valere anche per un educatore? E’ stato appurato e studiato che se una persona è motivata e portata per un determinato lavoro, soprattutto se si tratta di contesti umani e sociali, vi riesce con ottimi risultati sia per se stesso che per chi lo circonda (educatrici, bambini e genitori). Non c’è nulla di più valorizzante e stimolante che fare il proprio lavoro per e con passione. Lavorare con i bambini e concorrere alla loro crescita significa far parte del loro futuro, di quel futuro che dovrà necessariamente imparare a considerare la persona in quanto individuo a sé, senza cadere in dannose e denigranti discriminazioni di genere.

giovedì 12 settembre 2013

La verità siriana sa ancora di gas

Se pensavate di aver visto o letto tutto vi sbagliavate di grosso. Continua il festival dell'ipocrisia e a confermarlo non sono solo i tardivi interessamenti, non sono solo le inutili parole e finte diplomazie ma sono i numerosi video che stanno giungendo dalla Siria, video che parlano di un altro attacco con il gas. Non si sa ancora di quale gas si tratti ma non ci vorrà molto. Si contano già dei morti e molti intossicati ricoverati negli ospedali dei campi profughi che chiaramente non sono attrezzati e non hanno mezzi sufficienti.
E proprio all'alba della meravigliosa notizia di una guerra scampata (come se la guerra non ci fosse mai stata in Siria!!), di un accordo diplomatico raggiunto grazie alla bella trovata del Ministro degli Esteri russo e di Putin e quindi di questa apprezzata volontà collaborativa di Assad da parte di tutti i big e del premio Nobel per la pace, mister Obama, appaiono queste notizie. 
Vedo continuamente video di bambini feriti, morti, denutriti ridotti pelle ed ossa che stanno aspettando la morte. Bambini che muoiono da soli perché i loro genitori non ci sono più. 
Ma tanto loro a chi servono? A cosa servono? A chi interessano? Sicuramente non a chi conta, non a chi decide chi deve vivere e chi deve morire. Assad deve vivere, tutta la sua famiglia e i suoi fedeli amici devono vivere. Assad interessa a molti e Putin è intervenuto nel più subdolo dei modi al momento giusto. E intanto alla conclusione di questa orribile pagliacciata c'è chi continuerà a morire nella più totale vigliaccheria mondiale. La fine di una triste storia, la più triste dopo la seconda guerra mondiale dicono, che vede l'abile sterminatore di massa vittorioso ed il suo popolo schiacciato e trucidato, popolo che rimarrà nei ricordi di molti, popolo che aveva osato manifestare pacificamente per rivendicare la propria libertà nel rispetto dei diritti umani.


martedì 10 settembre 2013

La parola al popolo siriano

Abbiamo più volte constatato come negli ultimi periodi i mass-media italiani, europei e d’oltre oceano (es. New York Times) hanno concorso e concorrono a mal informare, volutamente o involontariamente, gli attuali spettatori di questo sterminio di massa con notizie non propriamente veritiere e pressoché di parte. Oltre tutto, a mio parere (e non solo mio), continua ad esserci una sorta di propaganda caotica sulla questione siriana che induce la popolazione a non capire più chi ha fatto cosa, perché e per ordine di chi, infangando la splendida rivoluzione di tutto il popolo siriano, che aveva cominciato pacificamente nel 2011 e che nonostante tutto continua a farlo. Se ne continuano a dire di tutti i colori a volte toccando il ridicolo (es. le armi chimiche sono state usate dai ribelli che, non sapendole adoperare, hanno causato quella strage) ma ben pochi cercano di capire il fulcro della questione, limitandosi ad ascoltare quello che gli viene detto dandolo per vero. Così tra le contrapposte opinioni dei vari Stati membri, tra l’attesa dell’Onu, tra l’ostruzionismo russo, tra le dichiarazioni forti del Papa mi chiedo il perché non venga mai presa in considerazione la volontà dei siriani, gli stessi che da due anni e mezzo stanno tentando una rivoluzione democratica. Mi sono chiesta e ho chiesto a componenti volontari di associazioni del popolo, a padri di famiglia e a donne universitarie (tutte di nazionalità siriano o italo-siriana) se auspicassero ad un intervento militare americano. E se così fosse, se temessero un ulteriore strage di civili visti gli interventi americani avvenuti nei paesi limitrofi. Mi è stato risposto che sono ormai due anni che chiedono aiuto e sostegno armato per riuscire a contrastare l'esercito di Assad e che sono stanchi delle ipocrisie occidentali e dei finti interessamenti per tutti i civili che finora sono stati massacrati e uccisi. L’esercito del popolo non vuole e non ha mai chiesto un intervento militare esterno perché vuole essere l’artefice della liberazione del loro stesso paese. Paese che amano e che vogliono tornare a vivere e popolare. Purtroppo come ho scritto sopra sono passati due anni e ad oggi la situazione siriana è diventata una tragedia umanitaria. È chiaro quindi che oltre all'aiuto militare, è forte il bisogno di un aiuto umanitario sotto tutti i punti di vista (alimentare, igienico, medico e psicologico, culturale, affettivo, etc). Successivamente ho chiesto informazioni sui gruppi terroristici che si sono infiltrati nella guerra (jihadisti e alqaidisti) e mi è stato riferito che la loro presenza è numericamente insignificante in quanto il popolo siriano, se armato e sostenuto dall’occidente, riuscirebbe senza problemi a neutralizzarli e a disfarsene. Il problema è che il popolo non è militarmente preparato per difendersi dignitosamente e si trova a dover combattere sia contro i gruppi jihadisti radicali sia contro le milizie di Assad che mirano alla frammentazione della Siria e all’inasprimento della violenza. E’ evidente quindi che la presenza di queste fazioni terroristiche è utilizzata dai telegiornali per intimorire la popolazione mondiale e per giustificare il perdurare del non intervento. Al contrario (ed ecco il continuo caos) l’oltrepasso della linea rossa lo giustificherebbe eccome nonostante la presenza scomoda di una Russa gonfia di interessi che si oppone completamente. Il punto è un altro. L'opinione e la volontà del popolo stesso vittima di due anni di morte e devastazione conta qualcosa? Se non conta vorrei sapere il perché altrimenti l'unica spiegazione plausibile è sempre la stessa: la speculazione delle grandi potenze. Questa guerra, qualunque guerra va al di là del popolo (usato e sfruttato come pretesto) ma viene esclusivamente attuata per scopi economici internazionali. Quello che noi occidentali dobbiamo capire è che il popolo siriano è in grado di costruire un modello di un domani alternativo e democratico senza l’ingerenza straniera e che la convinzione che gli unici due maggiori rappresentati politici sono esclusivamente Assad o gli jihadisti deve essere abbandonata.

sabato 7 settembre 2013

Parola d’ordine: resilienza!

Un paio di giorni fa ho letto un articolo molto interessante sui più disparati e “disperati” modelli educativi da attuare con i bambini e mi sono imbattuta in un termine a me sconosciuto. Il termine resilienza. Incuriosita, ho iniziato una ricerca sul web per colmare questa mia lacuna ed è nata una mini ricerca che ho poi voluto convertire in articolo, sempre con l’intento di condividere con voi quanto appreso, presupponendo di non essere l’unica persona a non conoscerne il significato. Ma cosa significa resilienza? Il termine ha parecchi significati da quello filosofico, a quello psicologico, da quello letterario a quello informatico ma su per giù per resilienza si intende la capacità che un soggetto ha ed attiva al superamento di una grande difficoltà che non solo gli permette di affrontarla completamente, ma di trarne anche beneficio, arricchendosi ulteriormente dal cambiamento conseguito.  Questo concetto vale per tutte le età e la sua promozione è un toccasana per crescere senza frustrazioni e con una buona autostima.
Essere resilienti significa avere il controllo di sé, accettare dei disagi più o meno gravi che in una vita possono presentarsi, non temere di affrontarli ma al contrario considerarli positivamente come una sfida che, una volta vinta, ci condurrà a nuove evoluzioni. Pensate quanto era profonda questa mia lacuna. Una parola così importante dovrebbe essere insegnata a scuola assieme ad altri concetti come l’uguaglianza, il rispetto, la solidarietà e l’umiltà. Personalmente la considero di pari importanza. Ma la resilienza è un concetto innato, acquisito o biologico?  La resilienza è un atteggiamento che viene innescato in risposta ad un evento più o meno traumatico che deve tener conto delle condizioni sociali, personali fisiche e psicologiche, familiari, economiche, culturali, politiche e religiose del soggetto. Può essere individuale o collettiva, temporanea, di breve o lungo termine. Esempi di resilienza sono stati associati nei sopravvissuti all’Olocausto, nei contesti bellici, nei minori provenienti da famiglia disagiate con problemi di tossicodipendenza ed abusi. La capacità di rigenerarsi dalle difficoltà è resa possibile dalle risorse che sono biologicamente presenti nel soggetto e che devono essere alimentate: la stima di sé e il potenziamento delle capacità personali. Il campo di applicazione è vasto e vario. Elementi di resilienza possono essere anche la scuola, la fede, il lavoro, l’amore, la famiglia perché in alcune situazioni, per alcuni soggetti posso essere portatori di valori positivi su cui aggrapparsi. E’ possibile insegnare ai nostri bambini a sviluppare la resilienza attraverso l’esempio, con comportamenti ed azioni positive e propositive verso ciò che ci accade. Se pensiamo ad un bambino che sta imparando a camminare, notiamo che la sua curiosità e volontà di riuscire gli impedisce di fermarsi per le innumerevoli cadute ma che al contrario lo sprona a continuare fino alla riuscita per poi essere beneficiato da quel cambiamento che lo ha portato ad una importante autonomia. Il camminare da solo! Se invece noi genitori non resistiamo all’intervento e ci intromettiamo continuamente per “aiutarlo” a rialzarsi evitando di farlo cadere, lo priviamo delle sue caratteristiche resilienti che gli permetterebbero di risolvere il problema. Il nostro compito è di incoraggiarlo, focalizzandoci sulle sue qualità e non sui suoi limiti. Non fare per lui quello che può fare già da solo ma nemmeno quello che può quasi fare da solo ed è questo il punto fondamentale per insegnare ai nostri figli a fallire e quindi a tollerare la frustrazione distinguendo una volta per tutte i nostri bisogni dai loro.

domenica 1 settembre 2013

La fine è il mio inizio (il film) - Tiziano Terzani

Impressioni personali

E’ incredibile come la capacità intuitiva, empatica e saggistica di quest’uomo faccia apparire tutto così semplice, così logico e naturale. Forse lo è e ce ne siamo dimenticati, forse siamo reduci da una nascita avvenuta in un momento tristemente etichettato ma allo stesso tempo bisognoso di tornare alle origini, forse abbiamo solo bisogno che qualcuno ci dia uno scossone. Il film è una costante carica emozionale di sensazioni diverse misteriosamente legate da un filo sottile e trasparente che è il suo equilibrio interiore. Sono 94 minuti di euforia, di tenerezza, di lacrime, di autenticità che mi stanno tutt’ora accompagnando nonostante siano trascorse 15 ore dalla mia visione. Gli attori per quanto mi riguarda sono stati all’altezza della parte considerando il livello di difficoltà ed attenzione necessari per interpretare un individuo di questo calibro. Il timbro di voce, la gesticolazione, l’espressione ormai segnata del suo volto hanno concorso a dare intensità ad espressioni già immensamente grandi, anzi cosmiche (come direbbe Terzani). Le musiche hanno perfettamente accompagnato il film arricchendolo di ulteriore trance emotiva. I luoghi, le inquadrature sono magiche. L’Orsigna è un piccolo paradiso e lo si percepisce in ogni momento del film. Allo stesso tempo è stato per lui un ottimo rifugio, per ritirarsi lontano da tutto senza dover rinunciare a niente di quello che riteneva essenziale. L’immagine di lui seduto sulla cima del monte apparentemente sospeso tra le nuvole è da brividi. In quel momento del film ho sentito come il bisogno di respirare profondamente per far entrare e aria pura nei polmoni. E’ stato come essere lì. Che dire di più. Io questo film l’ho vissuto, l’ho respirato, l’ho fatto mio e qualsiasi altra parola sarebbe eccessiva. Mi sono dilungata anche troppo. Solo un consiglio. E’ un film da avere e da custodire con cura per riguardarlo ogni tanto e per farlo vedere ai propri figli e nipoti.  

Messaggio 

La maggior parte di noi esseri umani ha vissuto, sta vivendo e vivrà a metà la propria vita sprecando quel meraviglioso viaggio che ci è stato offerto. Alcuni non lo sapranno mai, altri ne avranno sentito parlare ma lo scetticismo prevarrà su di loro, altri ancora proveranno incuriositi a capire cos'è. Cos'è quel pezzo mancante e finora sconosciuto che ci permetterebbe di raggiungere stadi spirituali che vanno oltre ogni fisica ed ogni materia. Di questi, alcuni lo capiranno altri invece no ma solo perché hanno scelto il momento sbagliato per capire. Perché la loro curiosità è alimentata da un interesse egoistico e non da una più ampia percezione cosmica. Terzani parla del cancro come una fortuna che gli è capitata e che lo ha avvicinato alla scoperta e conoscenza della sua vera totalità. La sua autenticità. Pensateci bene. Non vi sembra riduttivo pensare di vivere la propria vita per uno scopo di riproduzione, di godimento e di benessere? Riduttivo ed umiliante in quanto esseri appartenenti ad un equilibrio talmente grande e perfetto che non sacrificherebbe mai il suo tempo per generare esseri così insignificanti. Terzani mi ha fatto riflettere moltissimo anche sulla distinzione tra progresso e consumismo. Il progresso è costruttivo e utile! Il consumismo invece non lo è affatto e ha prosciugato l'uomo delle proprie origini. E’ sbalorditivo in quanto sembriamo burattini guidati da fili e chi gestisce questi fili? L'economia, quella egoista che è insita nell'uomo. Si da importanza a tutto ciò che ci viene imposto senza mettere in discussione più nulla. C'è poco da fare. Siamo animali capaci di distruggere un intero pianeta per il solo gusto di acclamare il proprio potere sull’altro. Quel pianeta così meraviglioso che se rispettato, ci aiuterebbe a raggiugere stadi inimmaginabili e leggeri com’è leggero lo spirito che si stacca dal corpo.
Per chi non conoscesse Tiziano Terzani  
http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=1904&biografia=Tiziano+Terzani