venerdì 21 marzo 2014

E' nel momento delle decisioni che si plasma il tuo destino (Anthony Robbins)

Le opportunità nella vita si colgono solo quando si è mentalmente in grado di autogestire il proprio pensiero, le proprie scelte. La triste notizia è che oggi, nella “realtà” che viene propagandata da questa società non è costruttivo insegnare all’uomo medio a pensare; piuttosto è preferibile pilotare il suo subconscio con subdole tattiche psicologiche. Non ci credete? Peggio per voi perché quello che io vi porto non sono chiacchiere ma è solo ed esclusivo vissuto. Vissuto studiato ed analizzato con dei grandi professionisti di diversi settori.

Se finora avete preso dei granchi, se siete stati convinti, ammaliati di una cosa, se ci avete creduto, e creduto tanto ma ne siete rimasti delusi, non perdete la speranza e nemmeno la fiducia in voi stessi.
Volete sapere il perché? Semplice. Non era un’opportunità ma uno specchietto per le allodole e voi non eravate che l’allodola di turno. Sapete quanti allevamenti sono riusciti a fare? Ora analizzate il perché ci siete cascati. No, il motivo non è l’essere stupidi, ne tantomeno l’essere creduloni. Credevate fosse l’opportunità della vita, la VOSTRA VITA per dare finalmente quella svolta sperata, per respirare un po’ d’aria pulita, per rispolverare il vostro cassetto chiuso da anni contenente i vostri desideri. Come faccio a saperlo? Semplice. E’ successo anche a me ma a differenza di altri, ho DECISO e VOLUTO andare a fondo, ho volto capire ed attingere a INFORMAZIONI DIVERSE. Nell’era della persuasione tutto questo accade perché è permesso, perché è legale. C’è una considerazione da fare che non si può assolutamente sottintendere:  quello che è legale non è detto che sia giusto e l’esempio lo avete letto prima. Lo specchietto per le allodole è legale ma allo stesso tempo non è giusto.
Se siete d’accordo con me ma solo se siete d’accordo, leggete cos’ho da dirvi in più e se volete, ne possiamo tranquillamente parlare.

Diventare responsabile di te stesso ti mette paura? Pensare di poter diventare qualcosa in più, ti intimorisce? Pensa che lo diceva anche Nelson Mandela e fino a qualche tempo fa non né capivo il significato. Ora invece tutto mi è chiaro. E’ comprensibile essere intimoriti e quindi diffidare dal SUCCESSO (inteso come successo della persona interiore ed esteriore) ma non è naturale. Naturale è dormire, mangiare, bere, respirare. Tutto il resto è quello che vogliono farti credere che lo sia. Sei una pedina pilotata da questa società nei tuoi movimenti, nelle tue scelte, nei tuoi pensieri, anche in quelli inconsci (e questa è davvero una realtà triste) ma se VUOI, PUOI tagliare questo cordone ombelicale che ti alimenta e ti alimenterà solo per stereotipi, per conformità, per prevedibilità, per non “permetterti di sporcare, di andare oltre”.
Come ben saprai, noi siamo nati unici ed assoluti (e questa è davvero una gran bella notizia!) e tali dobbiamo ritornare, per la nostra salvaguardia, per la nostra sopravvivenza, per il nostro benessere, per la nostra libertà.

Vuoi sapere come fare? Te lo spiego subito e pensa un po’, non voglio niente in cambio! Ti sembra strano? Lo so, sei abituato che gratuitamente non ti viene dato più nulla ma la vita non gira intorno a ciò che sei abituato, credimi. E’ tutto qui in 2 punti semplici, concisi, cristallini. Buon divertimento!

1 Analizza la tua situazione reale:  METTITI DI FRONTE AD UNO SPECCHIO
  •          Come ti vedi?
  •      Hai delle responsabilità, delle persone dipendono da te? (es. i tuoi figli?)
  •      Come stai? Come ti senti? (e non come pensi di stare o come pensi di sentirti) 
  •          Come sei considerato dalle persone? Si fidano di te? 
  •          Hai del tempo per te? Si, no e se no perché?
  •      Hai dei desideri che vorresti realizzare? Li stai realizzando? Se si, come?  Se no, perché?
2 LIBERA LA TUA MENTE da tutto ciò che finora hai creduto, hai pensato, hai seguito o meglio, rendilo modificabile, trasformabile, permetti che si evolva.
  • Perché? Perché la maggior parte delle cose che ti dicono sono non verificate ma soltanto duplicazioni di altre cose dette (magari dall’amico in bar con una birra in mano..) e le altre che rimangono sono cose che vogliono che tu creda. 
  • Come? Semplice (che non significa facile). No stereotipi, no pregiudizi, no paletti mentali di nessun tipo perché concorrono a formarti come prodotto industriale tale e quale a tutti gli altri. Vuoi essere un prodotto industriale? 
  •  Quando? Ora, perché è della tua vita che stiamo parlando e la tua vita è una e unica. Il biglietto è di sola andata, tanto vale far sì che ne valga la pena, giusto?

Se al punto 1 hai avuto delle esitazioni o se allo specchio hai visto qualcosa che non ti è piaciuto, è probabile che tu abbia un PROBLEMA (se ne hai solo uno sei pure fortunato ;-) )
Se leggendo il punto 2 hai sentito un qualcosa che ha iniziato a smuoverti o a disturbarti, se vuoi andare a fondo nelle cose, se ti senti preso in giro da ciò che ti circonda, da quello che ti spacciano essere la TUA VITA, se credi di poter fare e dare MOLTO DI PIU’ allora hai ancora una chance.

Una chance per distinguerti, per focalizzarti in qualcosa che va oltre alla tua reale condizione, per imparare a valutare le reali opportunità che la vita ogni giorno ti propone ma che tu distratto, e paradossalmente concentrato nella tua quotidiana programmata sistematicità, nemmeno riconosci.

mercoledì 19 marzo 2014

I nostri figli in campane di vetro


Riflettendo sulle molteplici differenze e sulla trasformazione sul peggioramento dei contesti educativi odierni è nata in me una riflessione in merito al forte contenimento che noi genitori diamo ai nostri figli, impedendogli così di vivere la realtà che li circonda. I tempi cambiano. L’infanzia oggi non può essere paragonata alla nostra e tanto meno lo sarà quella dei nostri nipoti. E quindi? Come ci si deve comportare nei loro confronti? Beh, innanzitutto evitando di farli vivere nell’immaginario che non ha nulla a che vedere con ciò che accade. Potrebbe essere un bel punto di partenza. Ogni età ha i suoi filtri e li deve avere per una sana crescita mentale ma filtrare non significa cotonare, tanto meno nascondere. Spiegare ciò che succede oggi non può più essere vista come una scelta di vita ma lo si dovrebbe sentire come un dovere morale nei loro confronti e nei confronti di chi condivide con noi questo mondo. Un obbligo assoluto in quanto attori nell’era del consumismo sfrenato e delle multinazionali che, per farci vivere bene, sfruttano i bambini nati in paesi meno fortunati del nostro, bambini che ci garantiscono abbigliamento e giochi firmati. Lo so che siete perfettamente consapevoli che funziona così, solo non ci pensate. Dopotutto la vita è una corsa, si hanno già così tanti problemi.. cosa potremo fare noi per cambiare questa realtà troppo distante e troppo grande? Forse, in un primo momento, sarebbe abbastanza evitare di far finta di nulla.
I nostri figli hanno il diritto di sapere in quale contesto nascono e in quanto persone, hanno il diritto di decidere come comportarsi. Ogni informazione, ogni riflessione, ogni concetto che introdurremo nel loro vissuto concorrerà a formarli e a formare la loro struttura mentale; il loro modo di essere.
Video giochi, ipad, pubblicità commerciali STUPIDE che continuano a distinguere giochi per bambine e per bambini, che continuano a dirigere le loro scelte e preferenze, hanno tolto la qualità del loro tempo e del nostro tempo con loro. Quando finirà il video gioco, quando passerà la moda delle scarpe con le 2 farfalline luminose e pubblicizzeranno quelle con le 3 farfalline luminose cosa pensate che sentiranno? Un senso di appagamento perché nonostante tutto, hanno le scarpe con le 2 farfalline oppure una grande soddisfazione per aver finito il difficilissimo gioco durato ben 4 ore che li han tenuti incollati a quella tv tanto da renderli ebeti? Mi dispiace deludervi ma la risposta è no. Dentro di loro avranno un grande vuoto e saranno sopraffatti dalla noia. Frustrati, andranno alla ricerca di altro per colmare questo loro inappagato bisogno di sfogarsi. E magari vi arrabbierete con loro perché quel gioco è costato tanto e imputate questo comportamento ad un capriccio!
Avete mai portato vostro figlio in un negozio di commercio equo e solidale? E voi ci siete mai stati?  Quelle belle scarpe firmate che indossate e quel pallone da calcio cucito alla perfezione A MANO, i vostri figli sanno da dove proviene e chi l’ha cucito? Toh! Basta una ricerca in qua e in là e salta fuori che l’ha cucito proprio un coetaneo che per sua sfortuna è nato in un altro paese. Già. Magari se cercate meglio potrete anche vedere le foto di quel probabile bambino. In quel caso cosa fareste? Informereste vostro figlio, gli fareste vedere la foto? Condividereste con lui questa informazione oppure no? Tanto lo verrà a sapere comunque non è vero? Quando crescerà. Perciò perché dirglielo ora, perché rovinare questo suo momento di gioco spensierato con questa triste e scomoda verità?
Per una volta cari amici ragioniamo nel senso opposto. Perché non optiamo per la scelta di dirgliela ora la verità, di dirgliela noi, i loro genitori per la quale nutrono una profonda stima e rispetto (almeno fino ai 6 anni…) e sperare che nel loro meraviglioso percorso di vita abbraccino uno stile di salvaguardia, uno stile attento al prossimo o magari anche un impegno attivo nel sociale? Forse lo avranno lo stesso o forse no ma perché non attivare quelle capacità che sono già potenzialmente presenti in lui in qualità di individuo, aiutandolo a divenire una Persona degna di questo Mondo? Passiamogli la presunzione di poterlo cambiare questo Mondo e di renderlo migliore. Diamogli questa straordinaria  opportunità.