venerdì 25 luglio 2014

Valori umani determinati da valori economici? Benvenuti nella società moderna.

Il raggiungimento di un elevatissimo progresso scientifico e tecnologico non ha saputo (o voluto?) raggiungere altrettanti traguardi sul campo umano. Siamo purtroppo testimoni di un regresso spaventoso dal punto di vista del rispetto e dei diritti dell’uomo, così spaventoso da nascondere o falsare i genocidi più drammatici di tutta la storia. Basterebbe leggere il titolo per capirne il perché.  Benché di realtà ce ne sia una soltanto, noto che il circo delle interpretazioni rimane sempre aperto ai ripescaggi del passato ed alle novità. Scelte di vita o seguaci del gregge di fronte a casa, siamo di fronte ad una vera  e propria costruzione di mondi a parte. Si tratta solo di trovare quello che più ci rappresenta con il “leader carismatico” di turno (ma anche senza) che apparentemente sa il fatto suo ed è presto fatto! Ci si butta a capofitto con occhi ed orecchi parati e tutto quello che ne esce, diventa verità assoluta, indiscutibile, indubbia. Nonostante siamo nell’inoltrata era di internet e quindi, nella diffusione delle notizie in tempo reale da una parte all’altra del mondo, esiste ancora una grossa fetta della popolazione italiana, che continua a rimanere salda esclusivamente a ciò che viene sostenuto dai media nazionali, a ciò che accade in Italia, nella propria regione, città, quartiere, non ammettendo l’esistenza di altre possibili situazioni.  Noncurante tutto, anche ciò che accade nella nostra amata Italia, concorre a modificare e a sostenere questioni oltre confine che implicano una certa presa di posizione.
Se per le istituzioni che ci governano, se per gli Stati ed il Governo Mondiale, l’essere umano è valutato e valutabile da valori economici, non significa che anche l’essere umano stesso debba pensarla allo stesso modo! Mi sembrerebbe un concetto assurdo da discutere, addirittura un pensiero logico ma se lo fosse, non starei qui a parlarne. E’ sicuramente contrario al benessere della specie umana ma la sete del successo, la fame del denaro e degli interessi propri e globali hanno scavalcato quanto di più bello ed elementare esiste al mondo: l’amore.
La visione dell’uomo medio non è più conservatrice di una Terra in quanto madre (rispetto di coloro che la abitano e dell’ambiente che li circonda, una terra che nutre ed accoglie ogni essere vivente) ed obbediente ad uno Stato in quanto padre (che detta regole e fa osservare la giustizia, che rende l’uomo libero, autonomo e indipendente). La maggioranza della popolazione oggi pende esclusivamente dalla parte del padre Stato, che non rispecchia assolutamente il “padre buono e giusto” menzionato sopra anzi! Il nostro padre Stato è autoritario, menzognere per comodo, riempie di tasse il popolo mantenendolo al limite della sussistenza e quando il popolo non risponde, lo Stato lo punisce, lo castra fino ad umiliarlo decurtandolo a volte, di una vita di risparmi. E nonostante tutto, il popolo tace, obbedisce e si comporta esattamente come egli vuole, fingendo di essere in una democrazia, fingendo di essere libero, fingendo e basta, per restare in quel mondo fatto di interpretazioni che descrivevo sopra. Un mondo di maschere.
Un popolo stanco ma allo stesso tempo abituato ad esserlo, un popolo sfaticato e svogliato, un popolo che preferisce subire che ribellarsi. Già. Perché se ti ribelli sei fuori dal gregge, fuori dal gruppo di appartenenza, sei diverso e in Italia, il diverso non è ben accetto. Diverso è sbagliato, scomodo, emarginato, pericoloso, dannoso. Ed allora tutto torna. Mi torna il doppiogiochismo, la falsità ed il silenzio nei confronti della popolazione siriana, mi torna l’inesistente dissenso popolare in merito all’astensione dell’Italia (ma non la sola in ambito UE) all’apertura di un’inchiesta sui crimini di guerra a Gaza da parte del Consiglio per i diritti umani dell’Onu. Mi torna il voto addirittura contrario degli Usa, salvatori del mondo, paladini di pace e giustizia.
Provo una profonda pena per entrambe. Da oggi in poi, quando sentite parlare di raid aerei e di invasioni via terra a Gaza pensate anche all’Italia, la bellissima Italia, come maggior esportatore dell’Unione europea di sistemi militari e di armi leggere verso Israele, pensate a Finmeccanica che ha inviato i primi due aerei addestratori M-346 alla Forza Aerea israeliana e che l’intera operazione è stata assistita dalla banca Uncredit. Questa non è l’Italia che mi rappresenta, non lo è affatto perché non mi risulta possa essere una scelta politica l’amore, in quanto non dovrebbe esistere un partito in democrazia che non difenda i diritti fondamentali dell’uomo, o sbaglio?
Dopotutto, i sostenitori di destra e di sinistra (ammesso che esistano..), ne sarebbero usciti  entrambe soddisfatti da un voto favorevole. Aiutare una popolazione che sta subendo un genocidio significa non “subire” continui sbarchi ed “invasioni di quelli là” e significa non dover “mantenere certa gente che non rispetterebbe noi italiani, se andassimo a professare la nostra religione nel loro paese”. Quanto potrei continuare sotto questo basso profilo di vergognosa ignoranza..
Già, perché sono queste le tesi sostenute da moltissimi italiani, dai miei connazionali, compaesani, che hanno timore di ciò che non conoscono ma che piuttosto di conoscere, cadono nei luoghi comuni, nelle frasi fatte, nelle ripetizioni di “quello che dicono tutti” e forse mi viene da pensare che è giusto che ci sia uno Stato padrone a governarci perché un gregge così vasto di pecoroni devono restare per quanto possibile nello stesso recinto di ipocrisia e sudditanza. Che profonda tristezza…

giovedì 3 luglio 2014

Spogliamo il tradimento dai suoi comuni stereotipi

“Siamo d’accordo: essere in coppia è sinonimo di stabilità e fedeltà. Ma spesso il tradimento irrompe nella vita delle coppie, anche fra le più salde e affiatate. Tradire il tuo uomo? Non è assolutamente nel tuo stile. Credi che essere tradita sia impossibile per una come te? Eppure le statistiche dicono che quasi tutte assaggiamo l'amaro piatto del tradimento, chi da una parte e chi dall'altra. Una cosa è certa: quando c'è un tradimento c'è sempre una ragione, buona o cattiva. Ecco una guida pratica per capire meglio il fenomeno del tradimento, le regole d'oro, e i vantaggi e gli inconvenienti di tale scelta, sia che tu sia il carnefice o la vittima.” (Tratto da “Alfemminile.com”)

Un istinto vecchio come il mondo, tanto temuto quanto ardentemente sognato, alimentato da fantasie inconsce che ci accompagnano nel quotidiano ritorno al nostro intimo psichico. Preso e ripreso, usato ed abusato, interpretato ed analizzato sino all’inverosimile, il tradimento è parte di noi nello stesso modo in cui noi siamo parte di lui. Almeno una volta nella vita siamo stati tutti traditi dal tradimento più grande in assoluto: il parto. Questo distacco obbligato, non voluto, violento, dall’utero materno vissuto come un abbandono dal luogo paradisiaco per eccellenza, luogo protettivo, accogliente, affettuoso, rassicurante, caldo. Da quel momento, la nostra psiche inizia a scriversi , riempendo di vissuto le proprie pagine finora rimaste bianche, pagine che si prestano ad iniziare la propria storia con la prima relazione tra tutte che avviene con la propria madre (Su questo tema ci sono degli studi in corso in quanto si presume ci sia una sorta di prescrittura già dal grembo materno). Ebbene tutto ciò che verrà scritto da allora, rimarrà “dentro” di noi e si manifesterà in forma silente, nel nostro vivere quotidiano la realtà. Nasciamo e cresciamo traditi e traditori e questo tradimento è un dato di natura. Un amore, un’amicizia, una delusione anche causata da noi stessi sono tutte forme di tradimento con cui dobbiamo fare i conti nel corso della nostra vita. Ma allora perché quando si parla di tradimento si aizzano le vendette più temibili e terribili, si diventa leoni pronti a sbranare e ad incolpare il carnefice in questione oppure si cade nel vittimismo più sfrenato tanto da causare addirittura forti depressioni?
Etimologicamente il tradimento ha il significato di passaggio e/o consegna all’altro, un processo di individuazione in condizione di debolezza o di richiesta d’aiuto, un formarsi e conformarsi attraverso una trasformazione naturale, per ritrovare il proprio sé che cambia in continuazione perché, come ben sappiamo, le relazioni sono modificazioni dà e verso noi stessi. Il nostro essere nel mondo cambia chi ci vive e chi si relaziona con noi e a nostra volta, noi ci modifichiamo vivendo le relazioni con chi incontriamo nella nostra quotidianità e soprattutto con chi la condividiamo. Il mondo cambia ad una velocità assurda, le informazioni, i contatti e le comunicazioni viaggiano così rapidamente che non è stato possibile per l’uomo, stare al passo con tali trasformazioni, non di così grandi entità. Nasciamo “dentro” ad una società veloce e l’uomo si è adattato per quello che ha potuto, limitandosi alla realtà vissuta dal di fuori, traendo dal tecnologico le comodità ma allo stesso tempo non è riuscito a trasformare quella realtà interiore utile o meglio necessaria, per sperare in un raggiungimento, per quanto possibile, di un proprio benessere. Vivere oggi non è come vivere 50 anni fa. Se prendiamo, ad esempio, il senso di colpa che, a mio parere, ha una forte importanza ed influenza in tutti noi e in tutto quello che facciamo, comprendiamo che le nostre emozioni, i nostri sentimenti, i nostri comportamenti sono dettati da questa pesante presenza che per ragioni culturali, religiose, sociali rimane fortemente radicata nel nostro inconscio, tanto da impedirci di fare quel salto utile e necessario, per affrontare la vita nel modo migliore. Il tradimento quindi da condizione strettamente naturale, oserei dire biologica, che ci aiuterebbe ad affrontare questi passaggi naturali presenti nelle relazioni umane, accogliendoli come processi di crescita costruttivi per noi stessi, per la coppia (quando possibile) e per gli altri, è vissuto come un affronto cultuale/religioso, una colpa da affliggere, un patimento da subire. Quando si vive una coppia d’amore si ha sempre la presunzione di essersi accomodati, di vivere nella sicurezza dell’altro sopra ogni cosa, di avere un diritto di proprietà sull’altro che legittima certi atteggiamenti e che giustifica certe reazioni. Non è così! Il possesso ferma qualsiasi forma di crescita. Non c’è mai una vittima o un carnefice. Se così fosse, significherebbe negare la realtà e negare sé stessi. L’amore non va confuso con il bisogno e la comodità di dipendere o di creare dipendenza perché amarsi e amare significa accettare la modificazioni della vita che naturalmente avvengono nei percorsi di crescita individuale. A volte, ciò che più ci terrorizza è abbandonare il nido creato per soddisfare un bisogno represso. In una coppia, ciò che viene tradito è il “noi” e non il “tu”. Nella vita c’è più tradimento che fedeltà. Appellarsi alla fedeltà è una debolezza in quanto non ti permette di avere la lucidità per affrontare un percorso naturale di crescita per quanto comprensibilmente doloroso; un percorso di rielaborazione, di modificazione, di trasformazione e di ridefinizione di sé e dell’altro, tale e quale al perdono. E soltanto dopo questo iter, si potrà capire se la relazione è ancora possibile. Ci hanno insegnato che conformarci è meno faticoso, che tradire è peccato e che il tradimento va condannato. Questa ipnosi di massa adottata per mantenerci sicuri nella nostra illusoria isola felice sta funzionando alla perfezione. Grazie a questo modo di vivere il sociale nel sociale, si creano situazioni individuali di rottura e di destrutturazione. Possiamo dunque concludere dicendo che il tradimento non è che un comportamento naturale dal sapore amaro di veridicità e autenticità che aiuta a crescere e ad emanciparsi. Tradendo, il traditore consegna l’altro a sé stesso, svincolandosi da una situazione di appartenenza che non sente più sua. La felicità sta nella ricerca e nella conoscenza di Sé, nell’essere liberi di farlo senza stereotipi e interpretazioni fuorvianti.